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Meloni risponde su Mattarella: “Non ci ha bocciato”. Dal burqa al bollo auto, fino a Elly Schlein: cosa ha detto

Giorgia Meloni non legge le parole di Sergio Mattarella sulla scuola come una critica alle misure annunciate dal governo sul limite alla concentrazione di studenti stranieri nelle classi. La presidente del Consiglio, ospite prima di 5 Minuti e poi di Porta a Porta su Rai 1, è intervenuta sul confronto politico aperto dopo il discorso del Capo dello Stato ad Amatrice, affrontando anche il divieto di burqa a scuola, il bollo auto, il confronto con Elly Schlein sulla crisi energetica, i conti pubblici e la nuova legge elettorale.

«Ho letto questa interpretazione prevalente, per la quale le parole di ieri del Presidente della Repubblica erano delle parole per contestare l’iniziativa del governo, ma personalmente non la leggo così», ha detto Meloni. Il riferimento è all’intervento con cui Mattarella, inaugurando l’anno scolastico 2026-2027, ha definito la scuola «la più efficace leva di integrazione» e ha affermato che deve aiutare «a non formare ghetti» e «a non alzare barriere».

Meloni sulle parole di Mattarella: «Non le leggo come una contestazione»

La premier ha sostenuto che il richiamo del Presidente della Repubblica alla necessità di evitare i ghetti sia compatibile con l’impostazione annunciata dal governo, che sta lavorando a un limite alla presenza di alunni stranieri nelle singole classi. Il provvedimento dovrebbe essere inserito in un disegno di legge di iniziativa governativa.

«Il Presidente della Repubblica, per l’appunto, dice: la scuola deve superare le incomunicabilità, non creare ghetti», ha osservato Meloni. Secondo la presidente del Consiglio, concentrare in una stessa classe molti bambini che non conoscono l’italiano renderebbe più difficile proprio quel processo di integrazione.

Per la premier sarebbe quindi preferibile «creare una distribuzione più equa delle classi, delle classi più equilibrate», con l’obiettivo, nella lettura del governo, di evitare che sia gli studenti stranieri sia quelli italiani possano «sentirsi nel ghetto».

Meloni ha inoltre richiamato l’esperienza di Mattarella come ministro dell’Istruzione, sostenendo che anche allora furono adottate indicazioni per evitare un’eccessiva concentrazione degli studenti stranieri nelle stesse classi.

Mattarella, nel suo intervento del 21 settembre, non aveva fatto riferimento diretto alle proposte del governo. Aveva affermato che la scuola «è aperta a tutti», richiamando l’articolo 34 della Costituzione, e che deve «stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie» e produrre «coesione sociale».

Il divieto di burqa: «Misura di buon senso»

Meloni ha difeso anche l’altra misura alla quale sta lavorando il governo, cioè il divieto di burqa e niqab negli istituti scolastici. L’ipotesi dovrebbe confluire, insieme alle norme sulla composizione delle classi, nel disegno di legge in preparazione.

«Mi pare una misura di assurdo buon senso, che nulla ha a che fare con il tema della discriminazione», ha affermato la premier a Porta a Porta. Secondo Meloni, il divieto risponderebbe innanzitutto a esigenze di sicurezza e identificazione delle persone.

La presidente del Consiglio ha inoltre sostenuto che disposizioni analoghe esistano in diversi Stati europei e anche in Paesi a maggioranza musulmana. Ha poi collegato il tema ai diritti delle donne, criticando quella che considera un’incoerenza di parte delle opposizioni nel contestare il provvedimento.

Bollo auto, Meloni: «Non viene tagliato nulla alla sanità regionale»

Altro terreno di scontro è quello del bollo auto. Meloni ha respinto le critiche arrivate dalle opposizioni e da alcuni presidenti di Regione, assicurando che la misura non sottrarrà risorse alla sanità.

«Niente viene tagliato alla sanità regionale», ha dichiarato. Secondo la premier, il provvedimento ha un costo di 2,4 miliardi di euro, ma le Regioni verrebbero compensate dallo Stato per le entrate non più incassate attraverso il bollo.

Meloni ha quindi definito «strumentali» le critiche provenienti in particolare dalle amministrazioni regionali guidate dall’opposizione, aggiungendo che le Regioni contrarie avrebbero comunque la possibilità, secondo l’impostazione descritta dalla premier, di non aderire.

La presidente del Consiglio ha poi replicato alle accuse secondo cui la misura avrebbe finalità elettorali, chiamando in causa il Superbonus e il Movimento 5 Stelle: «Quando sento una frase del genere da esponenti del Movimento 5 Stelle, atteso che sto ancora cercando di pagare i 200 miliardi di euro di bonus edilizi che abbiamo utilizzato per consentire a Giuseppe Conte di dire che le persone potevano gratuitamente ristrutturare la loro casa, mi fa abbastanza sorridere».

La lettera di Schlein: «Ci sono proposte sensate e ragionevoli»

Toni diversi sul confronto con Elly Schlein per affrontare la crisi energetica. La segretaria del Pd, ha detto Meloni, è «evidentemente un interlocutore naturale» in quanto leader del principale partito di opposizione.

La premier ha letto nella lettera inviata da Schlein sulle modalità di utilizzo dei 14 miliardi di maggiore deficit anche un «implicito riconoscimento del lavoro che ha fatto il governo».

Secondo Meloni, infatti, quelle risorse possono essere discusse perché l’esecutivo ha condotto una battaglia per ottenere maggiore spazio di deficit con cui affrontare la crisi energetica. Tra le proposte avanzate dalla leader dem, la presidente del Consiglio ne ha definite alcune «sensate, ragionevoli», citando anche la richiesta di maggiori fondi per il Piano casa.

Deficit, Meloni: «Dispiaciuta per la mancata uscita dalla procedura»

Meloni ha affrontato anche la situazione dei conti pubblici, dicendosi «chiaramente dispiaciuta» per la mancata uscita anticipata dell’Italia dalla procedura di infrazione.

La premier ha rivendicato il percorso di riduzione del deficit, indicando un passaggio dall’8,1% all’attuale 3,08%. Scendere sotto la soglia del 3%, ha spiegato, avrebbe permesso all’Italia di anticipare l’uscita dalla procedura rispetto alla tabella di marcia prevista.

Meloni ha poi richiamato la revisione delle stime sulla crescita italiana del 2024, sostenendo che il dato sia passato dallo 0,7% inizialmente indicato all’1,1%. «Ora io non so se l’Istat sottostimi gli italiani o sottostimi il governo», ha commentato, esprimendo il timore che anche il dato sul deficit possa essere successivamente rivisto.

Legge elettorale e preferenze: «Gli italiani possano scegliere il parlamentare»

Infine la presidente del Consiglio è tornata sulla legge elettorale e sul tema delle preferenze. Dopo la precedente bocciatura di un emendamento alla Camera con voto segreto, Meloni ha sottolineato che le preferenze sono ora tornate nel testo.

«Credo che sia una grande vittoria che gli italiani possano tornare a scegliere il parlamentare», ha affermato. Per la premier, quando il provvedimento tornerà alla Camera sarà anche l’occasione per verificare politicamente la tenuta della maggioranza dopo le polemiche seguite al precedente voto segreto.

Meloni ha sostenuto che una legge elettorale non dovrebbe essere costruita «addosso» a uno schieramento, ma rispondere all’interesse degli elettori. Nella sua descrizione, il sistema dovrebbe permettere ai cittadini di scegliere partito, coalizione, parlamentare, candidato premier e programma, garantendo contemporaneamente a chi ottiene il consenso i numeri per governare per cinque anni.

«Stabilità», ha sintetizzato la premier, indicando nella continuità dell’azione di governo uno degli obiettivi centrali della riforma.

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