Il caro carburanti continua a pesare sui bilanci di famiglie e imprese, mentre per gli automobilisti anche un normale rifornimento rappresenta una spesa sempre più impegnativa. In questo scenario arriva l’iniziativa di Eni, che ha annunciato un intervento sui prezzi dei carburanti commercializzati da Enilive. L’obiettivo è contenere il costo del pieno attraverso un limite massimo, introducendo una protezione temporanea rispetto alle tensioni del mercato. Una decisione accolta positivamente anche dal governo, che ha ringraziato la società per il contributo al contenimento dei rincari.

A fotografare la situazione sono i dati dell’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del ministero delle Imprese e del Made in Italy. Venerdì 25 settembre 2026, sulla rete stradale nazionale, la benzina in modalità self service costa mediamente 2,154 euro al litro, mentre il gasolio raggiunge 2,338 euro. Il conto aumenta ulteriormente in autostrada, dove le medie salgono rispettivamente a 2,247 e 2,421 euro al litro. Tradotto in una spesa concreta, un rifornimento da 50 litri ai prezzi medi della rete ordinaria richiede 107,70 euro per la benzina e 116,90 euro per il diesel.
Dietro questi livelli, secondo la ricostruzione della compagnia, si intrecciano le difficoltà internazionali e alcuni problemi strutturali dell’industria europea. Le crisi geopolitiche hanno ridotto la disponibilità di prodotti raffinati, mentre negli ultimi quindici anni in Europa hanno chiuso quasi trenta raffinerie. Eni sostiene inoltre di avere già assorbito una parte degli aumenti dallo scorso marzo, trasferendo soltanto parzialmente la crescita delle quotazioni internazionali sui prezzi consigliati ai propri distributori. Il nuovo intervento si inserisce quindi, nella lettura dell’azienda, in un percorso già avviato per attenuare l’impatto sui consumatori.
L’annuncio arriva anche in un momento delicato sul fronte fiscale. Dal 26 settembre lo sconto sulle accise del diesel, considerando anche l’effetto sull’Iva, si riduce da 12,2 a 6,1 centesimi al litro, livello previsto fino al 5 ottobre. Un cambiamento che, a parità delle altre componenti, esercita una nuova pressione al rialzo sul prezzo finale. La misura commerciale della compagnia e l’agevolazione fiscale restano dunque due strumenti distinti, che incidono contemporaneamente sul conto pagato alla pompa.
La novità scatterà lunedì 28 settembre: Eni ha fissato il tetto a 1,99 euro al litro per la benzina e a 2,19 euro per il gasolio commercializzati da Enilive. La società indica una riduzione di circa 17 centesimi rispetto ai livelli medi attuali. Si tratta di un prezzo massimo, non di uno sconto identico da sottrarre a qualsiasi listino, e l’annuncio non introduce un limite obbligatorio per tutte le compagnie presenti in Italia. Secondo quanto riportato da Repubblica, l’iniziativa comprenderà anche la rete autostradale.

La durata iniziale sarà di trenta giorni. Eni lascia aperta la possibilità di proseguire fino alla fine del 2026, ma la proroga non è già acquisita: dipenderà dall’evoluzione del mercato e dalle condizioni degli approvvigionamenti. Nel comunicato viene inoltre precisato che il tetto è correlato all’agevolazione fiscale sulle accise in vigore, un elemento da considerare nel valutare la misura e i suoi eventuali sviluppi.
Quanto si potrà risparmiare concretamente? Applicando le soglie annunciate a un rifornimento da 50 litri, la spesa sarà di 99,50 euro per la benzina e di 109,50 euro per il diesel. Il confronto aritmetico con le medie della rete stradale del 25 settembre restituisce una differenza di 8,20 euro nel primo caso e di 7,40 euro nel secondo. Non è però un beneficio uniforme per ogni automobilista: il vantaggio effettivo dipenderà dal prezzo utilizzato come riferimento, dal distributore e dall’evoluzione dei listini nei giorni successivi.
Accanto all’intervento immediato sui prezzi, Eni richiama infine il proprio impegno industriale nelle bioraffinerie di Venezia e Gela e nella trasformazione del sito di Livorno. La compagnia presenta questi investimenti come un contributo alla conservazione della capacità produttiva nazionale e alla tutela dell’occupazione. Il tetto alla pompa affronta invece l’urgenza del momento: ridurre temporaneamente il costo dei rifornimenti, senza che ciò equivalga alla soluzione delle difficoltà di offerta richiamate dalla stessa azienda.