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Carburanti, il diesel sfiora i 2,50 euro in autostrada: il tetto Eni e il nodo della concorrenza

Il diesel si avvicina alla soglia psicologica dei 2,50 euro al litro sulle autostrade italiane. Secondo i dati pubblicati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy⁠, il 27 settembre 2026 il prezzo medio del gasolio in modalità self è di 2,459 euro al litro sulla rete autostradale e di 2,377 euro sulla rete stradale. Per la benzina, le rispettive medie sono 2,254 e 2,159 euro al litro. Si tratta di medie: il prezzo del singolo impianto può essere più alto o più basso. 

La differenza si sente a ogni rifornimento. Ai prezzi medi rilevati oggi, 50 litri di gasolio costano circa 119 euro sulla rete stradale e 123 euro in autostrada. È una spesa immediata per gli automobilisti e un costo operativo per chi utilizza mezzi a gasolio per lavorare.

Il tetto Eni potrebbe durare fino a dicembre

In questo scenario si inserisce la decisione di Eni, che, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera nell’edizione del 27 settembre, sta valutando di prolungare fino alla fine del 2026 il limite ai prezzi dei carburanti applicato alla propria rete. Il quotidiano indica come riferimento per gli impianti Eni un prezzo massimo di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio.

La proroga, però, è ancora una valutazione riportata dal giornale, non una misura definitiva da considerare già confermata per tutto il resto dell’anno. Anche le condizioni concrete possono dipendere dall’impianto e dalla modalità di erogazione.

Il confronto con le medie nazionali aiuta a capire l’attenzione suscitata dall’iniziativa. Il prezzo massimo del gasolio citato dal Corriere è inferiore di circa 19 centesimi alla media self della rete stradale rilevata dal Mimit il 27 settembre. Il paragone dà la misura del possibile risparmio, ma non significa che ogni automobilista possa ottenere quella differenza presso qualsiasi stazione Eni: contano il prezzo effettivamente esposto e le condizioni dell’offerta. 

Perché i distributori contestano la misura

Un prezzo contenuto è una buona notizia per chi fa rifornimento. Per una parte dei gestori e dei distributori indipendenti, tuttavia, il tetto apre una questione di concorrenza.

Il Corriere della Sera riferisce delle richieste avanzate dai distributori e della posizione di Assopetroli, che giudica la misura distorsiva. Il punto è la diversa capacità degli operatori di sostenere prezzi bassi: una grande società presente in più fasi della filiera può avere margini di intervento che un distributore indipendente non possiede. Se quest’ultimo acquista carburante a un costo elevato, potrebbe non riuscire ad allinearsi al prezzo praticato dalla rete concorrente senza comprimere troppo i propri margini.

È una controversia che richiede di distinguere l’effetto sul consumatore nell’immediato dalle possibili conseguenze per il mercato nel tempo. Prezzi più bassi possono alleviare la spesa delle famiglie; la domanda posta dagli operatori indipendenti è se tutti possano competere nelle stesse condizioni. La contestazione dei distributori, da sola, non dimostra che la misura violi le regole sulla concorrenza.

Accise, petrolio e costo alla pompa: che cosa pesa sul prezzo

Il prezzo esposto al distributore non dipende soltanto dal petrolio. Vi incidono il costo del prodotto raffinato, la distribuzione, i margini degli operatori e le imposte, cioè accisa e IVA. Per questo un intervento su una singola voce può ridurre la spesa, senza eliminare tutte le cause dei rincari.

Il peso delle accise è entrato anche nel dibattito politico. All’inizio del 2026, il riallineamento delle accise di benzina e gasolio ha comportato una riduzione dell’accisa sulla benzina e un aumento di quella sul diesel. Secondo UNEM, l’associazione delle imprese del settore energetico⁠, la riduzione di quattro centesimi più IVA sulla benzina si è riflessa in un calo medio vicino a cinque centesimi al litro; l’aumento corrispondente sul gasolio si è tradotto allora in un incremento medio di circa tre centesimi. Erano gli effetti osservati a gennaio: non spiegano, da soli, il livello dei prezzi di settembre. 

Il Mimit mette a disposizione dati sui prezzi medi aggiornati quotidianamente, distinti fra regioni e rete autostradale⁠. È il riferimento utile per verificare se un’offerta locale sia davvero conveniente rispetto ai prezzi del momento. 

La scelta del governo e la domanda dei consumatori

Il rincaro riapre il confronto sulle possibili risposte pubbliche: interventi fiscali, controlli sull’andamento dei prezzi e iniziative delle compagnie. Sono strumenti diversi, con effetti e costi differenti. Un taglio delle accise agisce sulla componente fiscale ma richiede risorse pubbliche; un limite di prezzo deciso da una società riguarda invece la sua rete e solleva il confronto con gli altri operatori.

Per gli automobilisti, la verifica più concreta resta quella del prezzo alla pompa, tenendo distinta la modalità self dal servito e confrontando impianti nella stessa zona. Per il governo, la questione è più ampia: contenere l’impatto dei carburanti su famiglie e attività economiche, valutando nello stesso tempo la sostenibilità delle misure e le condizioni di concorrenza.

Il dato di oggi è chiaro: il gasolio autostradale costa in media 2,459 euro al litro. La possibile proroga del tetto Eni potrebbe offrire un sollievo a chi può utilizzare quella rete, ma resta da capire se verrà confermata e come evolverà il confronto con i distributori indipendenti. 

Fonti: «Corriere della Sera», edizione del 27 settembre 2026, pp. 2–3, nelle immagini fornite; Ministero delle Imprese e del Made in Italy, prezzi medi dei carburanti aggiornati al 27 settembre 2026; UNEM, analisi sugli effetti del riallineamento delle accise pubblicata il 12 gennaio 2026.

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