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Sono stato pagato dai Sempio”. Garlasco, tutto registrato e raccontato ai giudici: cosa è venuto fuori

Il caso Garlasco torna al centro dell’attenzione mentre la nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi si avvicina a un passaggio rilevante. Dopo l’avviso di conclusione delle indagini notificato ad Andrea Sempio, indagato per il delitto del 13 agosto 2007, si riapre anche un capitolo distinto ma discusso: quello dei compensi e dei pagamenti in contanti destinati al precedente collegio difensivo.

La conclusione delle indagini preliminari non costituisce una sentenza né un’affermazione di responsabilità. Rappresenta però un atto che consente alla difesa di esercitare le proprie facoltà e può precedere un’eventuale richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Pavia. Nel frattempo, gli accertamenti riportano l’attenzione su quanto avvenne nell’indagine che coinvolse Sempio tra il 2016 e il 2017.

Garlasco e i pagamenti alla precedente difesa

Il tema dei versamenti è emerso nuovamente nel dibattito pubblico attraverso la testimonianza di Simone Grassi, uno degli avvocati che avevano assistito Andrea Sempio. Nella puntata di Ore 11 del 5 ottobre è stato riproposto il suo racconto sulle modalità con cui sarebbero stati gestiti i compensi professionali.

Al centro vi è una somma complessiva di almeno 45mila euro in contanti, che sarebbe stata destinata ai tre componenti dell’allora pool difensivo. Le ricostruzioni rese nel tempo dai professionisti non coincidono pienamente, circostanza che rende necessario distinguere le dichiarazioni dagli elementi documentali e dalle verifiche degli inquirenti.

In una precedente dichiarazione pubblica, Grassi aveva affermato che la sua remunerazione fosse consistita nell’esposizione mediatica ottenuta attraverso televisioni e giornali. Davanti agli investigatori, secondo quanto emerso, avrebbe invece riferito di una divisione della cifra in tre quote da 15mila euro ciascuna.

La ricostruzione attribuita a Simone Grassi

Nella versione resa agli inquirenti, Grassi avrebbe indicato Massimo Lovati come il professionista che avrebbe concordato l’importo complessivo di 45mila euro. Il denaro, consegnato in contanti dalla famiglia Sempio, sarebbe stato poi ripartito tra i tre legali. Si tratta di un passaggio che si inserisce nel confronto tra dichiarazioni diverse sui tempi, sulle modalità e sulla destinazione dei versamenti.

La famiglia Sempio ha ricondotto quelle somme alle spese per la difesa di Andrea. La madre, Daniela Ferrari, ha spiegato che le richieste di denaro venivano motivate con la necessità di procurare documentazione e atti: «Ci dicevano che ci servivano per le carte. Dagli avvocati ci andavano sempre mio marito e mio figlio e quando tornavano ci dicevano che gli servivano per le carte».

Le parole della famiglia e gli accertamenti da completare

Anche Giuseppe Sempio, interrogato sulle somme sostenute in un periodo limitato, ha descritto il rapporto con i professionisti come un affidamento totale alla loro gestione. «Noi eravamo nelle loro mani e non sapevamo una virgola di cosa facessero, eravamo in loro balia», aveva dichiarato.

Il capitolo relativo ai compensi resta autonomo rispetto all’accertamento delle responsabilità per l’omicidio di Chiara Poggi. I pagamenti, da soli, non costituiscono una prova sul delitto: la loro ricostruzione dovrà essere valutata alla luce degli atti, delle dichiarazioni e degli eventuali riscontri acquisiti dagli investigatori.

Sui social, il servizio trasmesso da Ore 11 ha riaperto le domande sulle differenze fra le versioni fornite. Il punto, nella fase attuale, riguarda l’esatta individuazione delle somme, di chi le abbia ricevute e delle prestazioni a cui sarebbero state riferite. Mentre la nuova indagine su Andrea Sempio procede verso i suoi prossimi sviluppi, anche questo aspetto continua a richiedere verifiche puntuali e conclusioni fondate esclusivamente sui riscontri disponibili.

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