In una competizione politica che i sondaggi descrivono come sempre più ravvicinata, anche pochi decimali possono diventare decisivi. È il contesto nel quale si collocano le parole di Luigi Marattin, leader dei Libdem, che rivendica una maggiore sintonia programmatica con il centrodestra rispetto al centrosinistra e non chiude al confronto con Forza Italia. Sullo sfondo resta la distanza con Carlo Calenda e con il progetto centrista promosso insieme a Pina Picierno.

Coalizioni vicine, il peso dei partiti minori
La distanza ridotta tra le principali coalizioni sta riportando al centro del confronto il ruolo delle forze minori. In un quadro segnato dalla quasi parità, l’apporto dei partiti collocati al centro può incidere sull’esito elettorale e sulla definizione degli equilibri successivi al voto.
Il tema riguarda entrambi gli schieramenti, ma nel centrodestra il dialogo con le realtà centriste appare particolarmente attivo. In questo scenario viene richiamato l’accordo tra Giorgia Meloni e Cateno De Luca, mentre l’attenzione si concentra anche sui Libdem guidati da Marattin.
Marattin: «Più affinità con il centrodestra»
Interpellato da Libero, Marattin ha ridimensionato l’ipotesi di un confronto già avanzato con la maggioranza. Non ha però negato che, sulle questioni programmatiche, il suo movimento veda oggi maggiori possibilità di interlocuzione a destra che nel campo progressista.
Il deputato ha indicato i punti che, a suo giudizio, definiscono l’identità liberale dei Libdem: riduzione del ruolo dello Stato, contenimento della spesa pubblica per diminuire la pressione fiscale, concorrenza, liberalizzazioni, nucleare e riforma della scuola. Secondo Marattin, queste proposte incontrerebbero maggiori difficoltà nel centrosinistra, che egli ritiene cambiato sul piano culturale e politico.
«Da quando siamo nati, cioè 18 mesi fa, noi portiamo avanti una visione liberale: meno Stato e più libertà, tagli alla spesa per abbassare le tasse, concorrenza e liberalizzazioni, nucleare, riforma della scuola», ha dichiarato Marattin.
Le dichiarazioni non certificano un accordo con Forza Italia, ma confermano l’apertura a un dialogo con chi condivide quella piattaforma. L’eventuale approdo nel partito azzurro, evocato nel dibattito politico, non risulta dunque definito dalle parole del leader Libdem.
Il nodo del centro e la distanza da Azione
Un’altra strada sarebbe quella di una nuova aggregazione al centro, attorno ad Azione e alle iniziative alle quali lavorano Carlo Calenda e Pina Picierno. Marattin ribadisce di non escludere in linea di principio una collaborazione, ma pone una condizione precisa: la nascita di un soggetto nuovo, con una struttura condivisa e contendibile, non l’ingresso dei Libdem in Azione.
«Se si vogliono fare queste cose al centro, abbiamo sempre detto che non vogliamo essere annessi in Azione, ma fare insieme un soggetto nuovo, forte e contendibile», ha spiegato. Una formula che evidenzia la differenza di impostazione tra i due progetti politici.
Il rapporto con Calenda appare segnato da tensioni. Marattin ha citato una fotografia pubblicata dal leader di Azione insieme a Picierno, accompagnata dal riferimento al lavoro per futuri appuntamenti, interpretandola come il segnale di un percorso che non includerebbe i Libdem.
«Noi non rompiamo con nessuno, andiamo dove non siamo ospiti indesiderati», ha affermato Marattin, aggiungendo che Calenda avrebbe un’idea del terzo polo diversa da quella sostenuta dai Libdem.
Il futuro dei Libdem tra centro e centrodestra
Marattin ha lasciato aperta la disponibilità a discutere con tutte le forze politiche interessate ai temi indicati dal suo movimento, citando sia Alleanza Verdi e Sinistra sia il centrodestra. La priorità, nelle sue parole, resta il confronto sui contenuti e non una collocazione definita in anticipo.
Per il centrodestra, un eventuale accordo con una formazione liberale potrebbe rafforzare il tentativo di allargare il perimetro della coalizione verso il centro. Per i Libdem, il passaggio decisivo sarà stabilire se esistano le condizioni per tradurre la propria agenda in un’intesa politica, oppure se proseguire nel tentativo di costruire un soggetto autonomo nell’area centrista.
Al momento non emerge un’intesa formalizzata. Resta però un dato politico: la frattura tra Marattin e il modello di centro proposto da Calenda appare profonda, mentre il dialogo con il centrodestra viene considerato dal leader Libdem una possibilità compatibile con la sua linea programmatica.