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Youssef Siher, cos’hanno trovato nel suo pc: “Ecco cosa voleva fare”

Nel computer portatile sequestrato a Youssef Siher, 30 anni, presunto promotore del “Movimento 17 ottobre”, gli investigatori hanno trovato un file intitolato “Rivoluzione, istruzioni per l’uso”, ispirato, scrive la Procura, al manuale della rivoluzione egiziana del 2011, e due messaggi già programmati su Telegram per sabato 24 ottobre. È quanto emerge dal decreto di fermo firmato dal pm Francesca Crupi, che parla di un “progetto eversivo” e di uno “stato di intimidazione della popolazione”. Sono tesi dell’accusa, non ancora vagliate da un giudice, e per l’indagato vale la presunzione di innocenza. Altre notizie nella sezione Movimento 17 ottobre.

Cosa è stato trovato nel pc

Sul portatile, privo di password, secondo il decreto sono stati trovati un file denominato “Rivoluzione, istruzioni per l’uso”, in parte simile a un documento diffuso sul canale Telegram del movimento e liberamente ispirato al manuale della rivoluzione egiziana del 2011, e due messaggi già programmati per sabato 24 ottobre alle 14.31 e alle 15.31, gli orari in cui il movimento aveva annunciato i ritrovi. Nel decreto si legge anche che Siher, quando è stato perquisito, non ha fornito le credenziali per sbloccare il telefono, anch’esso sequestrato.

L’intelligenza artificiale e il comunicato del 23 ottobre

Secondo la Polizia postale, nei giorni precedenti Siher avrebbe utilizzato un portale di intelligenza artificiale per ottenere informazioni su “strategie rivoluzionarie” e preparare il comunicato del 23 ottobre. Il decreto non indica quale servizio sia stato usato né riporta il contenuto delle richieste.

Cosa sostiene la Procura

Con i messaggi diffusi su Telegram e Instagram, che potenzialmente potevano raggiungere 150mila persone, scrive il pm, Siher avrebbe creato “uno stato di intimidazione della popolazione” e avrebbe “approfittato” di quanto accaduto il 17 e 18 ottobre per attuare un “progetto finalizzato a porre in essere atti delittuosi, con finalità eversive”, convocando i manifestanti nelle piazze di otto città. Il suo fermo, si legge nel provvedimento, avrebbe “evitato una sommossa il 24 ottobre”; per i pm sussiste anche il pericolo di fuga. Dietro il movimento, secondo gli inquirenti, non ci sarebbero entità statuali né organizzazioni, ma solo lui e la moglie, indagata per gli stessi reati.

Cosa non gli viene contestato

Siher, rileva Adnkronos, non risponde di devastazioni o saccheggi, le violenze che hanno portato al decreto del governo sui cortei: l’accusa, che per il codice penale rientra nell’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo, è di aver fatto da “attivatore” e da “collante”. Gli sono contestate anche la violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche e, secondo alcune ricostruzioni, l’associazione con finalità di terrorismo.

La rete e le verifiche

Le indagini si concentrano ora sulla rete dei suoi contatti, tra analisi dei dispositivi e verifiche. L’ANSA riferisce di accertamenti su presunti legami con finanziatori di Hamas e con hacker russi: al momento non sono noti elementi pubblici a sostegno e si tratta di verifiche in corso, non di accuse.

L’udienza di convalida

Siher si trova nel carcere di San Vittore. Potrà difendersi nell’udienza di convalida del fermo davanti al gip, prevista oggi o al più tardi domani. La difesa non ha ancora reso note le proprie valutazioni.

Cosa non è ancora noto

Non sono noti l’esito dell’udienza di convalida, la versione dell’indagato né gli elementi a sostegno delle tesi più gravi. I contenuti del decreto sono ricostruzioni riportate dalla stampa. Le informazioni potranno essere aggiornate.

Fonte: ANSA, Il Messaggero, Il Tempo, Adnkronos, Sky TG24, Quotidiano Nazionale

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