
Nel 2025 oltre 5,6 milioni di italiani, il 9,6% della popolazione, hanno rinunciato ad almeno una visita medica o a un accertamento diagnostico pur avendone bisogno, e la causa più frequente sono le liste d’attesa. È il dato del Rapporto Bes 2026 dell’Istat, pubblicato il 26 ottobre, richiamato oggi dalla Fondazione Gimbe nella sua analisi sui nuovi dati Agenas: alcuni segnali di miglioramento, ma oltre 4 milioni di prenotazioni restano fuori tempo massimo. Altre notizie nella sezione sanità.
Chi rinuncia e perché
Secondo l’Istat, nel 2025 oltre 5,6 milioni di persone, pari al 9,6% della popolazione, hanno rinunciato ad almeno una visita o a un esame necessari: un dato sostanzialmente stabile rispetto al 2024. Le lunghe liste d’attesa si confermano la causa più frequente di rinuncia, indicata dal 6,5% della popolazione, seguite dai costi delle prestazioni, indicati dal 5,2%. Le due quote si riferiscono ai singoli motivi e non vanno sommate al totale. Nel Lazio la quota di chi rinuncia raggiunge il 12,1%, il secondo valore più alto d’Italia dopo la Sardegna.
L’analisi di Gimbe
La Fondazione Gimbe ha analizzato, nel confronto tra gennaio-settembre 2026 e lo stesso periodo del 2025, i dati del Bollettino Agenas su 14 tipologie di prime visite e 22 gruppi di esami. Le prenotazioni monitorate sono passate da 19,75 a 21,81 milioni, ma, spiega il presidente Nino Cartabellotta, il quadro resta critico: oltre 4 milioni di prenotazioni risultano ancora fuori tempo massimo. Disporre di più appuntamenti entro i tempi, sottolinea, è un risultato positivo ma non coincide con un recupero dei ritardi.
I numeri sulle urgenze
Per le prestazioni urgenti, da erogare entro tre giorni, la quota di prenotazioni entro i tempi sale dal 78,8% all’81,7% per le prime visite e dal 74,2% al 77,3% per gli esami, ma circa una su cinque non è ancora nei tempi. Per le prime visite resta fuori soglia il 18,3%, riferisce l’ANSA.
Le Regioni
Migliorano o peggiorano in modo diverso i territori. Secondo l’analisi, in Calabria, Campania, Lazio, Molise, Sicilia e Toscana risultano in peggioramento sia le visite sia gli esami; si aggiungono la Sardegna, in calo per le prime visite, e la Provincia autonoma di Bolzano, in calo per gli esami.
I limiti dei dati
Gimbe segnala che gli indicatori misurano il tempo tra il contatto con il Cup e la prima data proposta, non che la prestazione sia stata effettivamente erogata nei termini. Per ricostruire l’intero percorso del paziente, secondo la Fondazione, bisognerebbe considerare anche il periodo tra la prescrizione e il contatto con il Cup e le richieste che non diventano prenotazioni. Gimbe chiede ad Agenas di rendere disponibili dati in formato aperto, almeno per prestazione, classe di priorità, Regione e Azienda sanitaria.
Cosa non è ancora noto
Non sono noti i tempi effettivi di erogazione delle prestazioni né i dati definitivi per il 2026 sulle rinunce, che l’Istat rileva con cadenza annuale. Le informazioni potranno essere aggiornate.
Fonte: Istat (Rapporto Bes 2026), Fondazione Gimbe, Agenas, ANSA, LaPresse, Quotidiano Sanità