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“Accordo raggiunto!”, Missione compiuta per Meloni a Bruxelles

Un’intesa arrivata nella notte, dopo un confronto serrato tra i governi dell’Unione europea, ha evitato che il dossier energia producesse una frattura tra i Ventisette. Il compromesso sugli Ets, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, riconosce le preoccupazioni legate ai costi energetici ma non modifica in modo sostanziale la rotta fissata da Bruxelles sulla decarbonizzazione. Per l’Italia, che aveva chiesto correttivi più incisivi, il risultato resta circoscritto.

Il Consiglio europeo ha così superato lo stallo sulle conclusioni del vertice. La mediazione, promossa dalla Germania e poi accettata dagli altri Stati membri, mantiene l’impianto delle politiche climatiche dell’Unione e rinvia le decisioni più delicate. Roma ottiene l’impegno della Commissione europea a esaminare alcuni effetti del sistema, ma non interventi immediati contro il caro energia.

Ets ed energia, il fronte guidato dall’Italia

L’Italia si era schierata con Cipro, Grecia, Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca, formando una minoranza capace di fermare l’approvazione del testo inizialmente proposto. Il nodo riguardava il funzionamento dell’Emissions Trading System, il meccanismo che attribuisce un costo alle emissioni di anidride carbonica e che costituisce uno dei pilastri della strategia europea per la riduzione delle emissioni.

Il governo italiano chiedeva maggiore flessibilità e misure in grado di limitare le ricadute economiche del sistema su imprese e cittadini. Tra le richieste figuravano anche interventi per attenuare l’incidenza del prezzo delle quote di CO2 sulle bollette e, più in generale, sui prezzi dell’energia. L’accordo finale, tuttavia, non introduce modifiche operative immediate né deroghe temporanee.

Ets2 dal 2028, nessuno slittamento dell’entrata in vigore

Il passaggio più sensibile del negoziato ha riguardato l’Ets2, il nuovo regime che dal 2028 interesserà i combustibili impiegati nel riscaldamento degli edifici e nel trasporto su strada. La misura potrebbe avere effetti sui costi sostenuti dalle famiglie per il riscaldamento e per i carburanti, motivo per cui diversi Paesi avevano sollecitato maggiori tutele sul piano economico e sociale.

Il testo concordato non prevede però il rinvio dell’avvio del nuovo sistema. La Commissione europea dovrà aggiornare la propria valutazione sugli effetti dell’Ets2, esaminandone struttura e strumenti di protezione. Non è stato invece inserito in forma esplicita il riferimento alle conseguenze economiche e sociali richiesto dai governi più critici.

Anche per gli Ets già in vigore le aperture sono limitate. Le conclusioni del vertice confermano la centralità del mercato delle emissioni nella politica climatica comunitaria, pur richiamando la necessità di contenere la volatilità delle quotazioni e le ripercussioni sul prezzo dell’elettricità. Durante il confronto è stato sollevato anche il tema del mercato secondario dei certificati, dove oscillazioni rilevanti possono tradursi in maggiori costi per il sistema produttivo.

Su questo punto non sono state adottate decisioni specifiche. Restano quindi senza risposta immediata le domande di alcuni Stati membri, che avevano chiesto la possibilità di misure eccezionali o sospensioni temporanee per attenuare l’impatto delle quotazioni.

Carburanti e acquisti di gas, le misure ancora da valutare

Nessun nuovo strumento comune è stato definito neppure per ridurre i prezzi dei carburanti. Il ricorso agli aiuti di Stato resta uno dei canali principali a disposizione dei governi nazionali, ma questa soluzione può ampliare le distanze tra Paesi con differenti margini di bilancio. Le economie più solide, a partire dalla Germania, dispongono infatti di maggiori risorse per sostenere famiglie e imprese.

Resta sul tavolo anche l’ipotesi degli acquisti congiunti di gas a livello europeo. Si tratta di un’opzione considerata utile in prospettiva, ma difficilmente applicabile per affrontare un’eventuale emergenza nel breve periodo, considerate le procedure e i tempi necessari. L’unico impegno assunto riguarda la possibilità che la Commissione approfondisca ulteriori strumenti.

La mediazione tedesca e il confronto sul bilancio Ue

La formulazione che ha consentito di chiudere il negoziato è stata proposta dalla Germania. Il testo rispecchia in larga parte la posizione dei Paesi del Nord Europa, contrari a interventi che possano indebolire il sistema Ets e l’obiettivo europeo di riduzione delle emissioni. La mediazione ha preservato l’unità politica del vertice, ma non ha sciolto il contrasto tra chi invoca maggiori protezioni per l’economia e chi ritiene prioritaria la tenuta della transizione climatica.

Le divisioni tra i governi europei emergono anche sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione. Da un lato i Paesi definiti frugali chiedono di contenere la spesa comunitaria; dall’altro, i Paesi coesionisti chiedono di difendere le risorse destinate allo sviluppo, alla competitività e alle politiche di coesione. Germania e Paesi Bassi spingono per una riduzione degli stanziamenti, mentre altri governi temono conseguenze per i territori più fragili.

Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, intende seguire direttamente il negoziato sul quadro finanziario e convocare un vertice straordinario il 27 novembre. L’intesa sull’energia consente nel frattempo all’Unione di archiviare lo stallo immediato e proseguire il confronto sugli altri dossier, compresa la guerra in Ucraina.

Per l’Italia rimane aperta la partita sulla riforma degli Ets e sulla definizione di strumenti più efficaci contro il caro energia. Il compromesso raggiunto a Bruxelles evita una rottura, ma lascia irrisolte le divergenze che hanno segnato il vertice e che torneranno al centro del dibattito europeo nei prossimi mesi.

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