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Al mare in delle gabbie di plexiglass? No grazie, possiamo farne a meno

Con il sole che, stando alle previsioni meteo, non dovrebbe tardare a fare capolino in cielo nelle prossime settimane, una delle domande ricorrenti tra i cittadini italiani riguarda la possibilità di godere o meno delle tradizionali vacanze, messe a rischio dall’emergenza coronavirus. In particolare, se sarà possibile affollare le spiagge nei mesi più caldi. Un quesito al quale sta lavorando la task force selezionata da Conte per preparare la fase 2.

Tante le ipotesi sulle quali si sta ragionando, con la sottosegretaria al Turismo, Lorenza Bonaccorsi, che si è detta già al lavoro “per far sì che possa essere così”. Il sindacato balneari ha chiesto a tal proposito “un’ordinanza nazionale che stabilisca modalità uniche per tutto il territorio”. Che si trovi una soluzione univoca, insomma, con delle regole precise. Tra le proposte avanzate dalle aziende in questo senso, ce n’è una che sta facendo particolarmente discutere.
Ad avanzarla Claudio Ferrari, proprietario della Nuova Neon Group 2 di Serramazzoni, vicino Modena. Una ditta già al lavoro per la costruzione di schermi in grado di rendere più sicure banche, farmacie e attività commerciali e che ha pensato di estendere le proprie soluzioni alle spiagge, ideando box trasparenti con pareti di plexiglass e profili in alluminio, per un totale di 4,5 metri per lato con accesso da un metro e mezzo di ampiezza. Ma l’idea non sta piacendo a molti utenti e le prime immagini che hanno iniziato a circolare in rete lasciano in effetti piuttosto interdetti.L’idea di trasformare le spiagge in una sorta di pollaio, con piccole cabine in plexiglass a tenere separati i bagnanti, è infatti forse peggiore dell’ipotesi di rimanere a casa, rinunciando per un anno al sole sotto l’ombrellone. Meglio attrezzarsi diversamente, in tutta franchezza, che vedersi ridotti così. E magari trovare un’alternative alla riviera.

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