
Dal 24 febbraio entra in vigore l’obbligo di installazione dell’alcolock, il dispositivo che impedisce l’accensione del veicolo in caso di presenza di alcol nel respiro del conducente. La misura, introdotta dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, si applica esclusivamente ai conducenti recidivi condannati per guida sotto l’effetto di alcol oltre soglie specifiche, con l’obiettivo di prevenire incidenti stradali legati all’ebbrezza.
Il dispositivo funziona tramite un test alcolimetrico: prima di avviare il motore, il guidatore deve soffiare in un boccaglio collegato alla centralina dell’auto. Se viene rilevata una quantità di alcol superiore a zero, il sistema blocca l’accensione. Alcuni modelli più avanzati prevedono controlli casuali durante la marcia e riconoscimento facciale per evitare che il test venga effettuato da un’altra persona, ma l’attenzione del Ministero resta concentrata sull’affidabilità della misurazione chimica.
Alcolock: destinatari dell’obbligo e durata
L’obbligo riguarda i recidivi che sono stati condannati per guida in stato d’ebbrezza con un tasso alcolemico superiore a 0,8 g/l o a 1,5 g/l. Dopo la sospensione della patente, questi conducenti si vedranno applicati i codici unionali 68 e 69, che indicano rispettivamente il divieto assoluto di consumo di alcol e l’obbligo di installare l’alcolock. Solo con il dispositivo montato è possibile tornare a guidare.
La durata dell’obbligo è di norma di due anni per i casi con tasso alcolemico tra 0,8 e 1,5 g/l, mentre si estende ad almeno tre anni per chi supera la soglia più alta.
Dispositivi omologati e installazione
Al momento sono autorizzati due modelli: il Breatech B1000, destinato principalmente alle autovetture e compatibile con meno di 300 veicoli tra auto e trattori stradali, e lo Zaldy, specifico per mezzi pesanti e trasporto persone (categorie N e M come furgoni e autobus).
Le officine abilitate all’installazione sono limitate: circa 50 per il Breatech concentrate soprattutto nella zona di Milano, e solo 3 per lo Zaldy, localizzate a Pisa, Varese e provincia di Torino. Questa rete ristretta rappresenta un limite rilevante per la diffusione del dispositivo.
Criticità tecniche ed economiche
L’associazione Federcarrozzieri ha evidenziato alcune problematiche legate ai costi e alla fattibilità tecnica. Il presidente Davide Galli sottolinea che l’installazione dell’alcolock ha un costo stimato di circa 2.000 euro per vettura, a cui si aggiungono le spese di taratura periodica, manutenzione e i boccagli monouso. La limitata concorrenza tra officine autorizzate potrebbe inoltre mantenere elevati i prezzi.
Un altro problema riguarda l’età media del parco auto italiano, tra i più vecchi d’Europa, con un’età media di circa 13 anni. Su molte vetture datate l’installazione potrebbe risultare tecnicamente impossibile, impedendo così l’utilizzo del mezzo ai conducenti soggetti all’obbligo. Infine, per le famiglie con un solo veicolo, l’alcolock rappresenta un vincolo: tutti i membri del nucleo che desiderano guidare l’auto devono risultare privi di alcol nel sangue, pena il blocco del motore.
Sanzioni e controlli
Il sistema è dotato di sigilli anti manomissione applicati dagli installatori autorizzati. La rimozione o alterazione dei sigilli comporta una severa inasprimento delle pene amministrative e penali previste per la guida in stato di ebbrezza. Chi è obbligato all’installazione e viene sorpreso alla guida senza alcolock rischia multe da 158 a 638 euro e la sospensione della patente da uno a sei mesi. Se il conducente risulta positivo al test alcolimetrico nonostante il dispositivo, le pene aumentano di un terzo.
Questa normativa rappresenta un passo deciso verso una maggiore sicurezza stradale, pur sollevando questioni importanti riguardo ai costi, alle difficoltà tecniche e all’impatto pratico per gli automobilisti coinvolti.