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Cartabianca: tensione sul green pass tra Scanzi, Borgonovo e Telese

Anche l’ultima puntata dell’anno di Cartabianca diventa teatro di un durissimo scontro tra gli ospiti di Bianca Berlinguer. Stavolta, a darsele mediaticamente di santa ragione sono, da una parte, i giornalisti Andrea Scanzi e Luca Telese, favorevoli a green pass e nuove restrizioni. Dall’altra, il vicedirettore de La Verità, Francesco Borgonovo, schierato dalla parte opposta della barricata.

Scontro sul green pass a Cartabianca

“Non sarei sdegnato laddove mi chiedessero il tampone per il cinema, il teatro o lo stadio. È sempre meglio controllare di più. Bisognerebbe accorciare la durata del green pass, lavorare sui trasporti locali e sulle scuole”. Questa l’opinione di Scanzi che si dice disposto persino a pagare il doppio un biglietto del cinema pur di sentirsi più sicuro. “I tamponi sono l’unico modo per capire se si è positivi o meno. – replica Borgonovo durante Cartabianca – Ma bisogna togliere il green pass. La narrativa del tampone smonta quella del green pass. Mi sembra grottesco evocare il costo dei tamponi, quando lo si è imposto ai no vax senza problemi”, attacca il vicedirettore de La Verità.

“Il dibattito sul green pass è inutile. Siamo dentro a una pandemia e bisogna vaccinarsi. Il no vax normotipo non ha il senso della collettività. Chi non si vaccina in una pandemia perché l’ha letto sui social è irricevibile”, lo stoppa però con durezza il collega Scanzi. Ma Borgonovo non si dà per vinto. “Quello dei no vax è un falso problema, una narrazione usata per nascondere una serie di altre cose che non sono state fatte, nemmeno dal governo dei migliori. Penso ad esempio alle scuole, che sono in gran parte in lockdown”, controbatte.

“L’Italia è un Paese tra quelli con meno ospedalizzazioni e meno contagi. Green pass e vaccino hanno prodotto il miglior risultato che ci sia. Borgonovo, invece, dovrebbe dirci se è vaccinato o no”, interviene allora Telese per provocarlo. Tentativo inutile perché il suo interlocutore continua a sostenere che “muta il virus, ma mutano molto più velocemente le opinioni degli scienziati. Le responsabilità, oltre che dei politici, sono dei medici ci hanno detto che con una dose, due dosi, tre dosi saremmo stati a posto”.