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Alternanze, divieti, zero contatti: la scuola della Azzolina non piace a insegnanti e famiglie

Non ha convinto nessuno il piano di Lucia Azzolina, ministro dell’Istruzione da tempo nell’occhio del ciclone per la confusionaria strategia con cui si va verso la riapertura delle scuole. Cone le ore perse nel tempo pieno alle elementari che non hanno ancora trovato spazi per essere recuperate e, al momento, sembrano semplicemente scomparse. E con un’alternanza casa-pc difficile da adottare per tutte le strutture sparse per l’Italia. Aggiungere l’accantonamento di laboratori e scambi internazionali e il ridimensionamento delle palestre ed ecco un cocktail che ha scatenato la rabbia di alunni e famiglie. 


Vero che un’emergenza del genere è imprevedibile e di estrema difficoltà. Ma nessuno sembra convinto della bontà delle intuizioni della Azzolina, che da par suo ha spiegato come la scuola “non è un luogo fatato, asettico” e di aver lavorato duramente a contatto con il ministero della Sanità per chiarire l’iter da seguire in caso di contagi. Contro la ministra si sono schierati un po’ tutti, compresi esperti e insegnanti. Sostenendo che se è giusto imporre limitazioni causa Covid-19, queste andrebbero ragionati anche in base agli effetti che potrebbero avere sulla salute dei ragazzi.
Un caos generale nel quale alcuni istituti chiedono rinvii, non sentendosi pronti a garantire il rispetto delle regole imposte dalla Azzolina. E che vedrà il record di alternanza di insegnanti, soprattutto quelli di sostegno. Con le lezioni a distanza che imporranno la divisione delle classi in gruppi: alcuni in aula, altri connessi al pc. Qualche istituto ha selezionato anche alunni da impegnare in lavori a casa dati dagli insegnanti, creando un terzo sottoinsieme. La sensazione è che in molti ci abbiano capito poco e che l’impresa sarà dura per tutti. “La scuola è stata commissariata alla sanità – è l’allarme del pedagogista Daniele Novara attraverso le pagine di Repubblica – con un senso di angoscia che genera un eccesso di procedure e controlli. Anche l’obbligo di non spostare i banchi o la scelta dei nidi di Milano di far indossare alle educatrici tute, visiere, mascherine, guanti: un trauma per i piccoli. Impossibile fare scuola se non puoi fare più nulla. Ma così ledi i diritti dei bambini e la libertà di insegnamento. Dobbiamo riaprire le scuole, non dei sanatori”.

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