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Amazon: dipendenti in sciopero durante il Prime Day

E’ iniziato il Prime Day, quella giornata promozionale con prodotti in offerta esclusiva per 36 ore per i clienti iscritti allo speciale programma organizzata da Amazon a luglio tutti gli anni dal 2015, quando l’azienda volle festeggiare i suoi 20 anni. Quest’anno il Prime Day sarà segnato da uno sciopero indetto dai dipendenti di Amazon che si stanno mobilitando in Europa per migliorare le condizioni di lavoro. Le lavoratrici e i lavoratori del maggior centro logistico di Amazon in Spagna, a San Fernando de Henares, vicino a Madrid, hanno cominciato ieri uno sciopero di 72 ore, proprio in corrispondenza con l’Amazon Prime Day, il periodo di maggiore fatturazione dell’impresa statunitense. 

L’atteso giorno dell’Amazon Prime Day, come previsto, è stato contrassegnato anche da agitazioni molto forti da parte dei dipendenti in tutta Europa, che hanno approfittato della grande visibilità del momento per denunciare condizioni di lavoro sulle quali si discute da tempo, all’interno dei magazzini Amazon. Secondo i sindacati, la protesta è stata assecondata dalla maggioranza dei lavoratori. Si legge nel comunicato dei Sindacati: “Fino a mezzanotte, i prezzi scenderanno e aumenteranno i profitti, i dipendenti di Amazon lasceranno il lavoro e chiederanno un contratto collettivo per proteggere la loro salute. Quello in Amazon è un lavoro usurante, camminiamo chilometri ogni giorno e facciamo per otto ore gli stessi gesti in una posizione eretta prolungata.” A fronte del grande successo commerciale della ditta, ormai leader mondiale nel campo delle spedizioni dei più disparati articoli, le condizioni dei lavoratori attirano sempre più l’attenzione dei sindacati e di chi deve vigilare sulle corrette condizioni di lavoro.

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È un lavoro usurante

Azioni europee di blocco su Amazon, in occasione del “Prime Day”, un’operazione di super-promozione, per protestare contro le difficoltà del loro lavoro. Gli affiliati del sindacato protestano contro le condizioni di lavoro all’interno degli stabilimenti e per gli orari di lavoro: “È un lavoro usurante” come abbiamo letto nel comunicato. I dipendenti del più grande centro logistico di Amazon in Spagna hanno iniziato lunedì un nuovo sciopero di tre giorni per rivendicare uno stipendio più alto di quello che il gigante statunitense propone.

Secondo Ana Berceruelo, rappresentante della CCOO, che sostiene di essere la prima unione all’interno dell’azienda a livello nazionale, 1.200 dipendenti hanno partecipato al movimento, “circa l’80%” del personale del centro di San Fernando de Henares, vicino a Madrid. Non male, ammettono i sindacati, anche se la partecipazione sembra essere stata meno consistente che nello sciopero di marzo, che fu un grande successo (praticamente non entrò nessuno). 

La maggior parte dei lavoratori interinali è sottoposta a una grande pressione per ottenere il rinnovo dei contratti che possono durare anche solo poche settimane. In ogni caso, secondo elconfidencial.com, molti di loro ieri sono stati mandati a casa due ore prima per mancanza di lavoro. I dipendenti del centro di San Fernando de Henares avevano già scioperato a marzo per le stesse ragioni, per la prima volta dall’apertura del sito nel 2012.

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Braccia incrociate in Germania per i dipendenti Amazon

I lavoratori tedeschi si sono uniti alle proteste degli spagnoli, in sciopero per tre giorni, e ai polacchi, che hanno deciso di non fare ore extra. Per l’azienda di Seattle la Germania è il secondo mercato più grande dopo gli Stati Uniti. Le richieste sono: migliori condizioni di lavoro e stipendi più alti. Il giorno dei maxi sconti su Amazon, si è aperto tra l’altro con problemi tecnici al sito e all’app del colosso. Infatti la pagina di destinazione per Prime Day non funzionava nella giornata di ieri, risultando inattivi. Quando si faceva clic sulla maggior parte dei collegamenti, i lettori venivano inviati a una pagina di errore o ad una pagina di destinazione che rimandava i lettori alla pagina di destinazione principale. Un duro colpo per Amazon che ha spinto questo evento per settimane.

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Fuori dai cancelli dell’azienda Amazon

Fuori dai cancelli dell’azienda, dalle sei del mattino si concentrano un paio di centinaia di persone che indossano maschere di Jeff Bezos, fondatore e direttore di Amazon, e che cercano di convincere lavoratori e camion a non entrare. La lotta dei lavoratori nasce dalla decisione di Amazon di non rinnovare il contratto particolare di cui godevano i suoi lavoratori per farli entrare nel contratto collettivo della logistica, meno conveniente e applicato ai lavoratori delle altre sedi Amazon in Spagna.

La ragione per la quale a Madrid i lavoratori godevano di uno status migliore è che il centro di San Fernando era stato il primo ad aprire nella penisola. Da dicembre, scaduto il contratto, i lavoratori non ricevono alcun aumento salariale. Secondo Amazon, che in un comunicato ha sostenuto che la maggior parte dei lavoratori è rimasto al proprio posto di lavoro e che i camion sono entrati e usciti regolarmente dal centro, i numeri forniti dai sindacati non sarebbero reali. Sembra che ad ogni buon conto l’azienda abbia spostato nei giorni scorsi molta mercanzia in altri centri, soprattutto quello di El Prat del Llobregat, vicino a Barcellona, per minimizzare l’impatto dello sciopero in questa data chiave per il gigante degli acquisti online. I sindacati sottolineano che questi spostamenti certamente sono stati onerosi per l’azienda.

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