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Anche il Vaticano dice basta alla plastica monouso: “l’obiettivo è di arrivare al 75% di differenziata in 3 anni”

Plastica monouso a bando anche nel Vaticano. Con l’obiettivo di adeguarsi agli standard dei Paesi più virtuosi al mondo e in linea con quelli che sono i contenuti dell’enciclica “Laudato Sì” pubblicata nei mesi scorsi da Papa Francesco, lo Stato Vaticano avanza verso alte percentuali di raccolta differenziata dei rifiuti. La svolta ambientalista piccolo Stato pontificio non fa altro che rappresentare concretamente il suo impegno. I responsabili del Servizio Giardini e Nettezza urbana infatti hanno già dato lo stop alla vendita della plastica monouso quindi, quando presumibilmente entro l’anno tutte le scorte saranno esaurite, lo Stato pontificio sarà completamente “plastic free”. Il Vaticano inoltre, ha raggiunto un alto grado di riciclo: il 55% dei rifiuti viene infatti differenziato, con l’obiettivo di arrivare al 70-75% in tre anni.

 La gestione della raccolta rifiuti in Vaticano (che produce circa mille tonnellate di rifiuti all’anno) avviene principalmente tramite cassonetti, con un porta a porta ancora non completamente avviato tranne in casi specifici come l’olio alimentare o l’umido proveniente dalle cucine. Da cinque mesi si è dato il via alla raccolta dell’umido con annesse catene di economia circolare, come la creazione del terriccio da compost.
“Il mondo dei rifiuti si suddivide in due grosse categorie, quella dei rifiuti urbani e quella dei rifiuti speciali, pericolosi o non pericolosi – spiega il responsabile del Servizio Giardini e Nettezza urbana, Rafael Ignacio Tornini. Nel 2016 è stata creata un’isola ecologica, l’eco-centro, dove vanno tutti i rifiuti speciali. Aveva comunque dei limiti, nel 2018 l’abbiamo ristrutturata e rafforzata, ed ora siamo in grado di gestire circa 85 codici Cer, che sono i codici di rifiuti Ue. In questi primi sei mesi siamo riusciti a portare la quota parte di indifferenziato al 2%, quindi un 98% di differenziato. Questo virtuosismo – spiega – consente di portare a smaltire materiali che vanno a recupero. Più recuperi, più risparmi. Ad esempio, le batterie del piombo: ci viene riconosciuta una quota parte, oppure carta, olio alimentare. Oppure ancora, a costo zero viene smaltito l’olio delle macchine, cosa che se uno non fa in modo corretto, deve pagare”.

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