Giustizia

Salvini difende un feroce criminale: cosa ha fatto davvero Angelo Peveri

Spieghiamo una volta per tutte chi sta difendendo Matteo Salvini e chi sta innalzando a paladino della legittima difesa per fare propaganda su una misura assurda e per alimentare – questo in fondo è il suo agire politico preponderante – altra paura inutile. Parliamo del caso di Angelo Peveri. I fatti risalgono all’ottobre 2011 e possono essere così riassunti: nella notte, suona l’antifurto nel cantiere della ditta di Angelo Peveri che sorprende tre ladri che stavano cercando di rubare del gasolio da un escavatore.

Con il fucile a pompa spara nella loro direzione, ne ferisce uno al braccio e li mette in fuga. Poco dopo, uno dei tre torna indietro per recuperare la propria auto, lasciata lì nei pressi, ma viene riconosciuto da un dipendente di Peveri. Viene colpito al capo con un corpo contundente, steso ed immobilizzato a terra, ed a quel punto, a sangue freddo, Angelo Peveri, che gli è sopra, gli spara al petto a distanza ravvicinata.

Solo per un caso il ladro sopravvive, anche se ha un polmone perforato. Niente che abbia a che fare con la legittima difesa (peraltro mai invocata in giudizio dagli avvocati di Peveri), ma un tentativo di farsi giustizia sommaria per un furto di poche decine di euro.

All’esito del giudizio abbreviato, Angelo Peveri viene condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione, una pena tutto sommato mite, se paragonata alla gravità del fatto, che tuttavia, superando di poco i limiti previsti dalla legge per poter chiedere – almeno per il momento – una misura alternativa alla detenzione, lo porta in carcere.

Dorel, colpito al petto, sopravvive e patteggia una pena a 10 mesi per tentato furto di gasolio. Peveri e il suo dipendente vengono invece condannati per tentato omicidio a 4 anni e mezzo perché, secondo la Procura, si è trattato di tentato omicidio e non di legittima difesa. La Cassazione respinge la richiesta della procura generale, secondo cui il processo era da rifare, e conferma la condanna.

Oggi, il ministro dell’Interno, colui che dovrebbe vegliare sul rispetto della legge con le forze di polizia sottoposte alla sua autorità, è andato a “rendere omaggio” in carcere a questa persona, un uomo che ha sparato a sangue freddo per vendicarsi di un furto di poche decine di euro di gasolio, e io credo che si sia ormai definitivamente superato non solo ogni limite di dignità istituzionale, ma il livello minimo di decenza che dovrebbe mantenere una società civile.

 

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