Economia

Apple, adesso è crisi nera: “Tagliamo le stime dei ricavi”. Titolo in picchiata

Apple, tutto bene? Mica tanto… La frenata della Cina spiazza il marchio con la mela più famoso al mondo. Apple costretta a rivedere al ribasso le stime per i ricavi del primo trimestre a 84 miliardi di dollari. Cupertino, in una lettera agli investitori, spiega la revisione – un fatto assai raro nella storia della compagnia californiana – con un impatto “significativamente maggiore” della debolezza di alcune economie emergenti. Apple punta il dito sul rallentamento della Cina.

Il titolo della società affonda in Borsa dopo la notizia. Le azioni, rimaste sospese per oltre 20 minuti, sono tornate agli scambi nell’after hours in calo dell’8 per cento a 146 dollari. L’amministratore delegato di Apple, Tim Cook, ha spiegato che i minori ricavi “sono al 100%” imputabili alle vendite di iPhone, Ipad e Mac e derivano soprattutto dalla Cina.

Una parte della frenata proviene però anche dai mercati avanzati, dove le sostituzioni di modelli di iPhone sono state inferiori alle attese. “Le tensioni commerciali con gli Stati Uniti di Trump”, ha detto Cook in un’intervista alla Cnbc, “hanno messo pressione all’economia cinese”.

Nell’intervista Cook cerca anche di spazzare i via i timori sul fatto che Apple possa essere vittima in Cina di un boicottaggio a causa delle tensioni con gli Stati Uniti. “Solo in piccola parte” ha detto Cook commentando la revisione al ribasso delle stime per i ricavi del primo trimestre a 84 miliardi di dollari da 91,50 miliardi stimati dagli analisti.

Nelle precedenti stime Apple aveva previsto ricavi trimestrali compresi tra 89 e 93 miliardi di dollari. “Se avevamo previsto alcune difficoltà in mercati emergenti chiave – ha ammesso Cook – non ci aspettavamo le dimensioni di questa decelerazione, specialmente in Cina”.

Apple è la seconda società per capitalizzazione al mondo, da poco superata da Microsoft nella classifica delle società quotate. L’annuncio di Cook aggiunge dunque ulteriore pressione sugli investitori globali che hanno iniziato il 2019 con preoccupazioni sulle tensioni commerciali e il timore per una possibile recessione.

 

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