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AstraZeneca, c’è il via libera al vaccino fino a 65 anni: cosa cambia ora

C’è finalmente l’attesissimo via libera al vaccino AstraZeneca: può essere utilizzato anche tra coloro che hanno tra i 56 e i 65 anni (nati cioè nel 1956). È uscita la circolare del ministero alla Salute – ripresa da Repubblica – che introduce la novità per tutti coloro che sono in quella fascia di età “ad eccezione dei soggetti estremamente vulnerabili”. Quindi a chi ha condizioni di salute che fanno aumentare il rischio di sviluppare forme severe di Covid “senza quella connotazione di gravità riportata per gli estremamente vulnerabili” può essere offerto. (Continua dopo la foto)

Si tratta di un cambiamento importante perché appunto permette la vaccinazione anche a chi ha un certo tipo di problemi di salute. Spiegano: “Sono passati esattamente 22 giorni dall’approvazione del vaccino da parte dell’Aifa. L’Agenzia aveva tenuto una posizione ambivalente. Nel comunicato stampa di annuncio al via libera si proponeva un utilizzo preferenziale del vaccino AstraZeneca, in attesa di acquisire ulteriori dati, in soggetti tra i 18 e i 55 anni, per i quali sono disponibili evidenze maggiormente solide”. (Continua dopo la foto)

In realtà il parere della Cts, commissione tecnico scientifica, dell’agenzia si concludeva con un passaggio piuttosto chiaro. “Si ribadisce tuttavia che, sulla base dei risultati di immunogeneticità e dei dati di sicurezza, il rapporto beneficio/rischio di tale vaccino risulta favorevole anche nei soggetti di età più avanzata che non presentino specifici fattori di rischio”. Questo passaggio però non è stato preso in considerazione mentre montava la polemica delle Regioni che fin da subito hanno notato che non aveva senso escludere chi ha fino a 65 anni. (Continua dopo la foto)

Come noto la prima categoria vaccinata è quella di chi lavora nella scuola e nell’università e ci si è trovati a non poter fare la somministrazione a persone di 56 o 57 anni che lavorano fianco a fianco di colleghi di 54. Tornare indietro però ha richiesto tempo e riunioni e un nuovo parere di Aifa (con il Cts che praticamente ha dovuto ribadire quanto aveva già detto) e pure del Consiglio superiore di sanità. La novità è stata giustificata con altre evidenze scientifiche.

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