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“Atheist Shoes”: le scarpe che lasciano traccia del passaggio di un non credente

“Sentivamo che il mondo sarebbe potuto essere un mondo migliore se gli atei avessero potuto sentirsi più aperti alla loro mancanza di dio”: è da quest’idea che, nel 2012, nasce Atheist Shoes ovvero un progetto artistico che ha individuato nella suola delle scarpe il luogo ideale per fare “coming out” del proprio essere atei con tutto il mondo. Quella che era iniziata come una provocazione, tipica degli artisti di nuova generazione, si è però trasformata quasi per caso in un vero e proprio progetto di business, diventato ora un’azienda di successo operante in tutto il mondo.

“Abbiamo rinunciato al nostro lavoro nel 2012 e da allora siamo impegnati felicemente a creare scarpe e venderle tramite il nostro e-commerce. È una cosa rara ed eccezionale avere la possibilità di fare di ciò che ami la propria professione; siamo profondamente grati ai diversi e meravigliosi clienti che fanno crescere la nostra attività. Siamo orgogliosi di essere fieramente indipendenti, non ostacolati dalle convenzioni dei grandi marchi di calzature e in grado di offrire seriamente scarpe di alta qualità, fatte a mano e pensate appositamente per i clienti finali, a prezzi molto inferiori a quelli trovabili sul mercato tradizionale. Questa caratteristica fa sì che un numero sempre maggiore di clienti possa provare il nostro prodotto e continuare a dirci che le nostre sono ‘le scarpe più comode dell’universo conosciuto’ “ – raccontano i fondatori dell’azienda sul loro sito ufficiale. Ma cosa propone e come funziona il business model di Atheist Shoes?

Come anticipato, Atheist Shoes – che ha ottenuto due importanti finanziamenti attraverso il crowdfunding su Kickstarter – propone ai propri clienti delle scarpe fatte in modo completamente artigianale nel laboratorio di un amico portoghese dei designer, con pellami (naturali e sintetici) di altissima qualità. Ciò che differenzia queste scarpe, oltre alla suola di cui parleremo dopo, è un comfort quasi da record che ha permesso al gruppo di giovani designer berlinesi di adottare come claim della propria azienda lo slogan “Vengono per l’ateismo, rimangono per le scarpe”. Qualcuno potrebbe obiettare che il design delle calzature, principalmente sneakers, sia eccessivamente retrò ma il successo ottenuto su Kickstarter non può che mettere a tacere ogni critica: dopo un primo round, infatti, con il programma Gold gli startupper di Atheist Shoes hanno indetto una nuova ricerca fondi, ottenendo ben 60mila euro a fronte di un obiettivo di 13mila.

In definitiva, cosa ha reso celebri queste scarpe? Vi abbiamo lasciato la sorpresa alla fine proprio perché molto “succulenta”. In perfetta linea con l’obiettivo iniziale, di cui sopra, le scarpe di Atheist Shoes hanno una suola che lascia il segno del passaggio di un non credente: la parte inferiore delle calzature, infatti, è in rilievo così da permettere di lasciare messaggi irriverenti e sarcastici sul terriccio ma anche semplicemente lasciare tutti a bocca aperta quando si sollevano i piedi camminando. Pensate sia una follia? Nonostante possa sembrarlo, dobbiamo ricordare che l’azienda è nata proprio per rispondere alle tante richieste di possibili clienti: una foto condivisa sui social dei designer, infatti, ha fatto il giro del mondo tanto da ricevere migliaia di richieste di vendita di queste calzature. Oramai da tempo, i giovani berlinesi hanno aperto il proprio e-commerce che spedisce calzature in tutto il mondo, a prezzi abbastanza accessibili considerando l’artigianalità di ogni scarpa. Una curiosità? L’azienda, alle prime armi con le spedizioni negli Stati Uniti, ha dovuto smettere di utilizzare il nastro con il brand “Atheist” poiché la maggior parte dei pacchi arrivava in estremo ritardo rispetto al previsto e alcuni avevano una tendenza troppo alta a perdersi.

Photo Credit: Atheist Shoes on Facebook

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Sabina Schiavon
Visionaria per vocazione, blogger in erba per passione, freelance per professione. Milanese per nascita e vercellese d’adozione, si occupa di startup, imprese, Industria 4.0 e di tutti i temi legati all’innovazione. Ama la birra belga e il whisky scozzese, gustati accanto a un gatto che fa le fusa.