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Amici che contano, soldi, violenza: chi sono gli ultras oggi e perché hanno ancora tanto potere

Un modello che non nasce in Italia, ma che arriva direttamente dall’estero dove è più radicato. Sintetizzato con i rituali andati in scenda dopo la morte di Daniele Belardinelli, il tifoso interista che ha perso la vita dopo gli scontri all’esterno dello stadio in occasione di Inter-Napoli: una rosa rosa sull’asfalto, vicino al punto dove il 35enne ha perso la vita, accompagnata dalla data della tragedia e da una runa che, nella mistica nazista, rende onore ai caduti che torneranno in vita.Il decalogo dell’ultrà 2.0 è tutto lì. Oggi il modello, spiega La Repubblica, funziona grazie a due anime: da un lato c’è la gestione manageriale dei rapporti con i club, dall’altro il lato rabbioso, quello della lotta in strada. “Non siamo ultras solo nella partita ma nella vita” spiega a tal proposito un vecchio capo tifoso lombardo. Onore, fratellanza e rispetto sono i concetti che si sentono ripetere sempre, soprattutto di fronte alle tragedie che di tanto in tanto insanguinano ancora il calcio.A popolare le curve, oggi come ieri, sono gruppi dai nomi come gli interisti Vikings e Boys, o i milanisti Black Devil. I capi hanno a loro volta nomignoli da film (il “Toro” Luca Lucci e “Sandokan” Giancarlo Lombardi per rimanere sul fronte nerazzurro), si conoscono tutti tra loro e hanno rapporti con i capi delle tifoserie di altre squadre, alleati contro i rivali di turno. Napoli, invece, è il regno del gruppo dei Mastiffs, il cui capo era quel Gennaro De Tommaso detto Genny A’ Carogna diventato famoso durante gli scontri di un Fiorentina-Napoli di Coppa Italia, quando le autorità si trovarono costrette a chiedere a lui l’ok per far giocare la partita.La quasi totalità delle curve (oltre il 75%) è schierata apertamente a destra. Il tifo in scena al San Paolo di Napoli, in particolare, è tra i più irrequieti e temuti. Regole ferree, patti di sangue, direttivi che decidono come spartire la torta dei ricavi dei biglietti. Leader dalle fedine penali sporche, tutti coinvolti in vari giri di spaccio, e che puntualmente ottengono selfie e maglie dai calciatori delle rispettive squadre.

Caos (per niente) calmo. Ennesima rivoluzione in Serie B, la decisione del Tar del Lazio in un calcio sempre più impazzito

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