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Il Banco Alimentare: “Aumentata del 40% in tutta Italia la consegna di pacchi di cibo”

Giovanni Bruno, presidente della Fondazione Banco Alimentare, fa un ritratto dell’Italia colpita dalla pandemia di coronavirus. E lancia anche uno sguardo all’indietro, per vedere da dove arriva questa crisi così profonda. E le sue parole pesano come macigni, perché lui la realtà la tocca con mano, ed è la realtà dei “poveri della porta accanto”, colpiti – nel silenzio – dalla nuova crisi economica. Il Banco Alimentare ha visto aumentare del 40% in tutta Italia le richieste, e quindi gli interventi, per la consegna di pacchi di cibo per chi ha perso tutto con picchi del 70% nelle regioni del Sud. “Prima ne distribuivano 1,5 milioni, adesso almeno 800 mila in più”, racconta Giovanni Bruno a La Stampa. Ma il peggio deve ancora venire.

“Dal 2008 al 2016 il numero dei poveri è raddoppiato per poi assestarsi intorno ai cinque milioni, adesso con la pandemia potrebbero raddoppiare nel giro di sette mesi. Si tratta di persone che fino a febbraio pensavano di non avere bisogno di aiuto – spiega il presidente del Banco Alimentare – e che poi si sono ritrovati in coda al banco dei pegni. E lì abbiamo capito le dimensioni di questa crisi”. Secondo Oxfam Italia, già prima dell’emergenza Covid-19, il 25% dei cittadini riteneva di non poter affrontare una spesa imprevista di 800 euro senza indebitarsi, e un terzo delle famiglie non possedeva la liquidità necessaria per vivere più di tre mesi senza cadere in povertà.

Adesso la situazione è precipitata e ha travolto “collaboratori domestici, migliaia di stagionali, che non avevano ancora lavorato e che dovranno fare i conti con una stagione turistica mai avviata. E poi ci sono gli impiegati che hanno perso il posto e gli autonomi senza partita Iva. E che dire dei 3 milioni di lavoratori con contratti in nero?”, si chiede l’Oxfam. A questo esercito – aggiunge La Stampa – di “nuovi poveri” si potrebbero aggiungere almeno 75 mila piccoli commercianti, la metà dei 150 mila che secondo i dati della Confesercenti non ha riaperto. La Caritas ad aprile ha realizzato la prima indagine nazionale sulle nuove povertà a cui hanno risposto 101 associazioni diocesana, il 46% del totale. Il risultato?

“Il numero delle persone che si è rivolto a quelle strutture è più che raddoppiato e il 98% di chi ha chiesto informazioni lo ha fatto perché sta vivendo problemi di lavoro e occupazione, il 69,3% ha problemi familiari mentre il 65,3% segnala criticità legate all’istruzione”. Sei su 10 ha problemi di affitto e il 58% di salute. Il 100% ha poi chiesto aiuti alimentari. “Chi riceve cibo gratis – spiega Bruno del Banco Alimentare – può usare i risparmi per pagare le bollette e altre spese, ma non tutti hanno messo da parte dei soldi e la crisi si aggraverà dopo l’estate visto che la maggior parte delle vittime sono persone anziane che spesso contribuivano al sostegno di figli e nipoti”.

 

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