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Invasione! Bannon, i miliardi e il vizio amerikano: democrazia a rischio? Ecco i suoi complici

Diamo alcune indicazioni di sorta, partendo però con una domanda: cari sovranisti italiani, che fine avete fatto? E chiediamoci: è accettabile che uno straniero sbarchi in Italia con una valanga di soldi e si ponga come obiettivo di interferire nelle elezioni italiane e nella nostra democrazia? No, perché a leggere queste cose emergono almeno una decina di contraddizioni. Partiamo da Trisulti, provincia di Frosinone, dove lo Stato italiano ha affittato all’istituto Dignitatis Humanae una Certosa per centomila euro l’anno (bruscolini praticamente): è il luogo che meno ti aspetti come quartier generale in Europa di Steve Bannon e del prossimo attacco populista al Parlamento Europeo e al Vaticano di Bergoglio. Eppure eccoli, il nemico è alle porte, i barbari sono sotto le Mura. E c’è pure il detestato, dal papa, Cardinale Leo Burke.

Il quartier generale europeo di Steve Bannon ufficialmente è a Bruxelles, tanto per urticare un po’ i vari Juncker e compagni, ma la scuola di formazione è pronta in territorio italiano, vicino Roma (non è un caso). Non tutti, però, hanno capito granché di Steve Bannon e del suo progetto (ma soprattutto della gravità). A lui l’Italia piace (intanto gira per Roma con una lunga scorta di auto blu e dorme in alberghi da mille euro a notte) perché è convinto che sarà il grimaldello per aprire l’Europa come una scatoletta di acciughe, e magari ha ragione, e magari, anzi senz’altro, ha fatto un bel colpo Giorgia Meloni a portarselo alla sua festa sull’isola Tiberina di Atreju sabato sera, perché così ha dimostrato che lei c’è e si fa sentire nel suo piccolo. Il problema è che così spalanchiamo le porte, un’altra volta, all’invasre americano che viene ad alterare la nostra democrazia, altro che sovranismo.

Per molti Bannon è un fascista, razzista, antisemita e guerrafondaio, che ha portato con l’inganno il disastroso Trump alla Casa Bianca. Per altri è un reazionario anticapitalista, quindi antiamericano, e putiniano. Sperano di potersi fidare di lui. Ma Bannon è anche altro. È un americano reaganiano post globalizzazione, quindi convinto che l’America debba ritrovare la sua grandezza e il rapporto col suo popolo, che dalla globalizzazione e dalla mediocrità di uno Stato rapace è stato tradito. È anche un cattolico, quindi convinto che la Chiesa debba ritrovare un pontefice in grado di gestire il suo popolo, di fronteggiare l’islam, di combattere il relativismo culturale. Altro che integrazione, pace e dialogo.

E l’Europa? L’atlantista Bannon pensa che l’Europa si salvi solo con l’America, la sua naturalmente, non quella di Obama, tanto meno quella di Soros, il grande nemico, contro la sua Open Society nasce The Movement. A Bannon piace Salvini, e piace anche la Meloni; non gli dispiacciono i 5 stelle, ma per le prossime elezioni europee in quel di Trisulti pensa di organizzarsi in proprio, tirando su e allevando una nuova generazione e classe politica. Dio ce ne scampi! Perciò Bannon resterà nei paraggi a lungo.

Già ufficiale della marina, avvocato, manager di successo, master alla Business School di Harvard, broker da Wall Street, produttore cinematografico a Hollywood, stratega micidiale di Donald Trump negli Stati in crisi economica e d’identità, che avevano sempre votato per i Democratici, e che lui conosce benissimo – e per questo accusato delle più grandi nefandezze e imbrogli –, per qualche mese alla Casa Bianca come un elefante in cristalleria. Il suo idolo è Ronald Reagan. Bergoglio non lo può sentire nominare. La difesa di Israele è fondamentale per costruire il vero atlantismo, è sua l’idea del gesto clamoroso di trasferire l’ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme.

Pensa che Vladimir Putin sia necessario farla finita una volta per tutte con la guerra fredda. Questo è lo spirito di Trisulti e della scuola di formazione politica dell’Istituto Dignitatis Humanae che si è aggiudicata dal Ministero dei Beni Culturali (gliel’abbiamo regalata praticamente) la millenaria Certosa per un canone annuo di 100mila euro, e ne garantisce la manutenzione e valorizzazione. Ora chiediamoci anche cosa sarebbe successo se l’avessimo così “donata” a una qualsiasi multinazionale di alberghi… Però tutto tace, e va bene.

Bannon sta definendo il piano di studi per la formazione di nuovi leader conservatori e cattolici. Circa 300 studenti potranno essere ospitati, standard molto alti, due corsi principali. Il primo sarebbe di leadership per l’occidente giudaico-cristiano, il secondo dedicato al Cardinal Martino, promuoverebbe insegnamenti cattolici e sociali in difesa della vita. Questo secondo corso ha un ispiratore pesante: si chiama Raymond Leo Burke, 70 anni, americano, cardinale con lungo curriculum: Bergoglio lo ha pensionato. Burke ha firmato la lettera di critiche al papa per le sue aperture su divorziati, risposati, aborto.

Ha una posizione durissima su Islam e immigrazione, ha introdotto in numerose occasioni il tema del papa eretico. Burke è il presidente del consiglio di amministrazione dell’Istituto Dignitatis Humanae. Bannon torna negli Stati Uniti perché ha da fare con un nutrito gruppo di suoi candidati alle elezioni di midterm del 8 novembre, poi sarà di nuovo qui. Mentre tutto tace e Salvini e i nostri “sovranisti” gli consegnano le chiavi dell’Italia.

 

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