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Barbero contro greenpass: quel riferimento storico fa arrabbiare tutti

«Un conto è dire “Signori, abbiamo deciso che il vaccino è obbligatorio perché è necessario, e di conseguenza, adesso introduciamo l’obbligo”: io non avrei niente da dire su questo. Un altro conto è dire “No, non c’è nessun obbligo, ma non puoi più andare all’università senza il Green Pass”. Così lo storico Alessandro Barbero, docente ordinario di Storia Medievale all’Università del Piemonte Orientale, spiega perché ha sottoscritto l’appello divulgato lo scorso venerdì e firmato da alcuni docenti universitari, vaccinati e non, per dire “No al Green Pass” negli atenei.

Oltre al nome del noto studioso e divulgatore televisivo, nell’arco delle ultime ore si è più che raddoppiato il numero dei sottoscrittori, raggiungendo quasi la soglia delle 350 adesioni, che proseguono e sono visibili sul sito dei docenti critici sull’obbligo di presentare il certificato verde.
L’appello dei docenti contro il Green Pass. «Molti tra noi hanno liberamente scelto di sottoporsi alla vaccinazione anti-Covid-19, convinti della sua sicurezza ed efficacia. Tutti noi, però – si legge nell’appello -, reputiamo ingiusta e illegittima la discriminazione introdotta ai danni di una minoranza, in quanto in contrasto con i dettami della Costituzione (art. 32: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”) e con quanto stabilito dal Regolamento UE 953/2021, che chiarisce che “è necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono state vaccinate” per diversi motivi o “che hanno scelto di non essere vaccinate”».

Secondo i firmatari, «in sostanza, la “tessera verde” suddivide la società italiana in cittadini di serie A, che continuano a godere dei propri diritti, e cittadini di serie B, che vedono invece compressi quei diritti fondamentali garantiti loro dalla Costituzione (eguaglianza, libertà personale, lavoro, studio, libertà di associazione, libertà di circolazione, libertà di opinione)».

La risposta della ministra dell’Università. «Bisogna pensare agli altri in questo momento e non a sé stessi – replica la ministra dell’Università Maria Cristina Messa a Radio24 – Capisco che uno possa pensare che questa sia una lesione della propria libertà individuale, ma esiste una liberta’ collettiva che ha prevalenza». «Il mondo dell’università – ha aggiunto – è quello dove la dialettica è forse al suo massimo. Gli studiosi sono persone, hanno le loro opinioni e convinzioni che portano avanti, in genere, non tutti purtroppo ma la maggior parte, sulla base dello studio. Io li ascolto assolutamente perché credo serva sempre ascoltare, ma poi bisogna tenere ferma la barra e andare avanti».