Economia

Basta geoblocking: niente più limitazioni per gli acquisti online in Europa. Da oggi si può acquistare in rete come essere di persona all’estero

E’ arrivato stamani dalla commissione europea il divieto di forme ingiustificate di geoblocking degli acquisti online, ovvero l’insieme di barriere e restrizioni imposte dai venditori online ai clienti che vivono o si trovano all’estero al momento dell’acquisto. Già da oggi quindi sarà possibile fare acquisti online in tutti i Paesi Ue, senza essere più indebitamente bloccati perché non si risiede nello stato del venditore o perché si effettua il pagamento con una carta bancaria straniera. Inoltre i siti che hanno più versioni a seconda del Paese, come per esempio i grandi gruppi di noleggio auto, le agenzie di viaggi online, ma anche i rivenditori di biglietti di concerti o dei parchi di attrazioni, non potranno più reindirizzare i clienti né rifiutarsi di vendere le offerte promozionali presenti su una delle loro pagine nazionali a persone che si collegano da altri Paesi. Per i beni fisici come abbigliamento,accessori o prodotti tecnologici, inoltre, nessun venditore può più rifiutarsi di accettare l’acquisto perché non fa consegne in un Paese diverso dal suo: in questo caso, dovrà trovare un accordo con il cliente, che passerà a ritirare l’acquisto direttamente dal commerciante o se lo farà spedire in una località coperta dal servizio spedizioni del commerciante.

L’effetto dell’entrata in vigore delle nuove regole Ue che vietano la pratica dei blocchi geografici nelle vendite online, vedrà l’Europa avvicinarsi avvicinarsi ulteriormente alla prospettiva di un mercato unico digitale, un percorso di unificazione tra gli stati membri iniziato dallo scorso giugno, con l’abolizione del roaming, che ha consentito di poter telefonare in un altro Paese Ue senza incappare in tariffe proibitive. Insomma, grazie a questa piccola rivoluzione nel mondo dello shopping online, in rete accadrà ciò che succede quando andiamo di persona in un negozio a Parigi, Berlino o Madrid.
Gli unici settori in cui le norme non prevedono applicazione, sono quelli dei prodotti audiovisivi e ingenerale coperti da copyright quali e-book, musica, videogiochi e software, per cui resta valido il vecchio principio della territorialità. Nell’atto pratico significa che ad esempio, andando in Francia si potrà continuare ad utilizzare il proprio abbonamento italiano a Netflix ma non sarà possibile sottoscriverne uno nella versione francese. Non c’è da disperarsi però, perché Bruxelles sta già studiando una riforma anche per questo settore, che potrebbe trovare applicazione nel 2020.
“Nel 2015 il 63% dei siti non consentiva agli utenti di effettuare acquisti da un altro paese dell’Ue, di conseguenza due terzi dei consumatori che volevano fare acquisti online all’estero non hanno potuto farlo” – ha spiegato il vicepresidente della Commissione Ue per il mercato unico digitale Andrus Ansip.“Dal 3 dicembre – ha proseguito Ansip – mettiamo fine a questa pratica. Vogliamo un’Europa senza barriere, e questo vuol dire anche eliminare gli ostacoli agli acquisti on line”. Il mercato dell’e-commerce europeo dovrebbe raggiungere entro il 2018 un giro d’affari da 602 miliardi di euro, secondo i dati del portale Ecommerce news, mettendo a segno un rialzo del 13% rispetto al 2017.

 

 

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