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Il messaggio di speranza di Benedetta: “Io in Dad dall’ospedale, oggi sono avvocato”

“Mi chiamo Benedetta De Luca e sono una ragazza disabile dalla nascita, una malattia rara che colpisce circa 1 su 60.000 nati. Ho trascorso quasi 12 anni della mia vita in ospedale e ho subìto 18 interventi chirurgici. Non ho frequentato assiduamente i miei primi anni di scuola, a causa della mia salute e dei miei lunghi ricoveri ospedalieri. Insomma, svolgevo anche io una sorta di “DAD” ma senza pc, senza cellulare, senza alcuna interazione”. Inizia così la lettera di Benedetta a Fanpage.it, in cui ha deciso di raccontare la sua storia per dare un segnale di speranza a tutti quei ragazzi che ormai da un anno sono costretti in Dad, lontano da amici e compagni di scuola. “Stiamo tutti vivendo un momento difficile. Adulti, giovani, anziani. Siamo sommersi da paure, timori, insicurezze. Ed è per questo che voglio condividere con voi queste mie parole, soprattutto con tanti giovani demotivati e con tanti genitori stanchi e rassegnati”.

Come ha raccontato Benedetta, correva l’anno 1996, un’era in cui era troppo presto per poter sperare di vedere a distanza amici e insegnati, attraverso lo schermo di un pc o uno smartphone. “Non potevo relazionarmi con gli altri bambini, per mesi non conoscevo i miei compagni di classe. Facevo amicizia con gli altri bambini in ospedale, ma loro, magari si trovavano in quel reparto per un’appendicite e dopo qualche giorno andavano via, io trascorrevo settimane intere, a volte anche mesi. In sintesi, ero sempre sola”.

Ogni piccolo momento di “normalità” che la vita le donava per Benedetta era prezioso, perché come le ricordava sempre sua madre “tra il poco e il niente, meglio il poco”. “E’ stata la vita a regalarmi poi il meglio da adulta – ha detto ancora ottimista -. La mia fortuna nella sfortuna: ho avuto sempre una famiglia pronta ad incoraggiarmi, ad invogliarmi. Mai un lamento, mai una lacrima, mai un perché proprio a me. Sapevo che dovevo farlo per il mio bene e che, non appena la salute e la vita me lo avrebbero concesso, avrei ripreso in mano la mia vita di bambina e adolescente”.

Infine Benedetta ha ricordato il motivo del suo racconto: “Le mie parole non sono per una critica, né tantomeno voglio sminuire il problema – ha affermato la ragazza -. Voi potete dirmi: “ma i miei figli sono nati sani”. Certo, ma questi sacrifici servono a contenere una pandemia, ad evitare i contagi, stanno tutelando la loro salute e quella degli altri”. E poi un pensiero ai genitori in difficoltà: “Sono certa che, i giovani, sono capaci di trasformare le difficoltà in opportunità, se solo gli adulti glielo concedessero. Arriveranno presto momenti migliori, l’importante è prendere il meglio da ogni situazione e avere la salute, il diritto fondamentale per eccellenza”.

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