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“Tre giorni di Lutto Nazionale”. E dal web arriva la proposta

Un’impressionante colonna di mezzi militari ha attraversato il cuore di Bergamo, dal cimitero monumentale fino all’autostrada, con a bordo i feretri dei morti da coronavirus che il camposanto bergamasco non riesca più a gestire per il numero troppo elevato: le attese per le cremazioni avevano ormai superato la settimana. I feretri, collocati su una trentina di camion dell’esercito, sono una settantina e sono diretti a una dozzina di destinazioni in tutta Italia. Questa è l’immagine simbolo del dramma che stiamo vivendo. Basta cantare sui balconi, basta battute e basta scherzi. Adesso dobbiamo condividere la proposta di Filippo Rossi di fare tre giorni di lutto nazionale, per rispetto nei confronti dei morti e delle loro famiglie. Non si può restare indifferenti di fronte a tutto questo.

Da quando il coronavirus ha iniziato a falcidiare la Wuhan italiana – Bergamo resta finora la provincia più colpita nel Paese – i servizi cimiteriali e le agenzie funebri sono andati in tilt. Per sgravare la camera mortuaria del cimitero – senza più spazio disponibile – era stato necessario nei giorni scorsi mettere in fila le bare dei defunti nella chiesa di Ognissanti, all’interno del cimitero. Da ieri, la soluzione individuata per far fronte all’emergenza è l’impiego dei mezzi dell’esercito. Le vittime del coronavirus vengono trasportate in altre regioni: a partire dall’Emilia Romagna. I primi invii delle bare sono stati a Modena.

Resta critica la situazione Coronavirus in Lombardia, dove si cerca di rendere operativo il prima possibile il nuovo ospedale in Fiera Milano. Il governatore della Lombardia Fontana si rivolge a medici e infermieri in pensione: “Aiutateci”. E aggiunge: “Continuiamo a rinforzare rianimazioni dei singoli ospedali. Tanti paesi si muovono, telefonate da partner europei. Purtroppo però i numeri del contagio non si riducono, continuano ad essere alti. Fra poco non saremo più nelle condizioni di dare una risposta a chi si ammala”.

E continuano ad aumentare i casi di positività al Coronavirus anche in provincia di Brescia. Il 15% dei morti complessivi è residente nel Bresciano e da lì arriva l’allarme dei volontari: “Davanti agli ospedali si fanno file di ore”. I casi positivi in Lombardia sono 16.220, il numero degli ospedalizzati 6953 (+782), i pazienti in terapia intensiva 879, (+56), i decessi 1640, (+220). Il numero delle terapie intensive destinate al Covid è di 1038.

 

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