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Un Sinodo su fede e politica: così il papa sfida i sovranisti

Un’Italia che fatica a vivere la nazione come una vera comunità politica. Alla quale si chiede di ricominciare dalla sua capacità di accoglienza, dalla proposta di un “umanesimo concreto”: “come italiani dovremmo essere il volto migliore dell’Europa per dare più fierezza ai nostri giovani, ai nostri emigrati e a quanti sbarcano sulle nostre coste, perché siamo il loro primo approdo”.

Così il cardinale Gualtieri Bassetti ha introdotto i lavori dell’assemblea dei vescovi italiani in Vaticano e, poche ore dopo il botta e risposta fra il vicepremier Matteo Salvini e il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin sulla strumentalizzazione politica del nome di Dio, esprime preoccupazione per l’Unione Europea e per l’Italia, per il voto di domenica minacciato dai sovranismi e dai populismi, per una classe politica che “vive di ricordi, di richiami a tradizioni e simboli religiosi o di forme di comportamento esteriori”.
Papa Francesco aveva chiesto ai vescovi un Sinodo che ricostruisca la base di un rapporto proficuo tra fede e politica. Fra i vescovi italiani cresce infatti l’allarme per le uscite di Salvini e il suo “cattolicesimo identitario”. Nello stesso tempo esiste una parte di episcopato che considera il leader della Lega il male minore. L’idea di un Sinodo è anche per aprire un confronto aperto su questo, per reagire a un’onda che rischia di investire la Chiesa italiana senza che questa sappia fare opposizione.
Bassetti sa vedere, dietro i proclami del governo, un’indifferenza verso problematiche concrete la cui soluzione aiuta il Paese a reggersi. Fra queste il Terzo Settore. “Al fondo – dice Bassetti – restano ancora antichi pregiudizi per le attività sociali svolte dal mondo cattolico; pregiudizi che non consentono di avere ancora una normativa adeguata a rispondere alle esigenze di centinaia di migliaia di persone, dedite al prossimo e alle persone bisognose”. E ancora: “Si tratta di un mondo di valori e progetti realizzati, di assistenza sociale, di servizi socio-sanitari, di spazi educativi e formativi, di volontariato e impegno civile”.

Per Bassetti “in una società libera e plurale questo spazio dovrebbe essere favorito e agevolato in ogni modo. Per questo non si può che rimanere sconcertati vedendo che al Paese intero si manda un segnale di segno opposto, intervenendo senza giustificazione alcuna per raddoppiare la tassazione sugli enti che svolgono attività non commerciali”.

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