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Berlusconi-Meloni, la santa alleanza per escludere Salvini dal Sud Italia

Rubare il sud Italia a Matteo Salvini: così Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi provano a detronizzare il leader della Lega, indebolito dalle ultime elezioni in Emilia-Romagna dove il Capitano ha voluto fare tutto da solo e si è ritrovato con un pungo di mosche in mano. Le prossime tornate regionali, quelle che andranno in scena in primavera, sono così l’occasione perfetta per Fratelli d’Italia e Forza Italia per andare all’attacco del Carroccio e rosicchiare consenso prezioso: per il Cavaliere, il disperato tentativo di non vedere estinta la propria formazione politica.

A caccia di qualche successo scaccia-crisi, Berlusconi in Campania punta tutto sull’ex governatore Stefano Caldoro, considerato una sorta di “usato sicuro”. Il Consiglio di presidenza forzista in questi giorni ha spiegato che c’è un accordo già chiuso con gli alleati, nonostante i dubbi di Salvini e di Mara Carfagna. Lei ha rifiutato di candidarsi, ma non vuole che si torni dagli elettori, per la terza volta, con lo scontro Caldoro-De Luca.
Dal canto suo Giorgia Meloni si è decisa ad avanzare nel centro moderato, allargando una base elettorale che i sondaggi danno in crescita costante grazie alla candidatura di Raffaele Fitto in Puglia. Un altro ex governatore di famiglia democristiana, lunga militanza in Fi, che alle ultime elezioni europee ha ottenuto nella circoscrizione Sud 90 mila voti, 55 mila solo nella regione pugliese. Fitto è diventato co-presidente dell’eurogruppo dei Conservatori, accanto ai polacchi di Kaczyski, che aspettano a braccia aperte Orbán nel caso il premier ungherese venisse cacciato dal Ppe. Salvini, altro terreno di scontro, lo vorrebbe invece nel suo gruppo a Strasburgo, Identità e Democrazia.Schiacciato dai due alleati, insomma, Salvini rischia di rimanere fuori dalla partita del sud. L’unica candidatura regionale nella quale è libero di avanzare un candidato leghista è la Toscana, la più difficile da conquistare. Dovessero farcela Caldoro e Fitto, emergerebbe il quadro di una Lega che sotto il Po non riesce a sfondare. Un quadro che, dovesse davvero delinearsi, rimetterebbe in discussione le gerarchie del centrodestra.

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