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Bitcoin: 11mila dollari ad azione, è record

Il nuovo record raggiunto dai bitcoin è quello di 11mila dollari ad azione, per poi riscendere a 9mila. Questo vuol dire che la criptovaluta più famosa del globo ha superato di 50 volte il suo valore iniziale, quello per cui era stata quotata in Borsa circa 3 anni fa.

Il successo della moneta digitale entusiasma e spaventa al tempo stesso: c’è chi si lancia comprando azioni e chi, al contrario, teme il rischio di una nuova bolla finanziaria.

I dati sono comunque positivi: i bitcoin sono aumentati del 13% in un giorno solo, del 940% nell’ultimo anno.


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Gli scettici esistono, tra cui Bankitalia, che grida al pericolo e dichiara la vulnerabilità ad una crisi di sfiducia. Eppure il successo dei bitcoin cresce in tutti i paesi del mondo, registrando circa 16 milioni e mezzo di criptomonete, e che solo un anno fa valeva mille dollari ad azione.

Il rischio dell’ennesima bolla speculativa è dietro l’angolo, soprattutto perché si tratta di un mercato senza alcuna regolamentazione specifica, almeno per il momento.

Chi utilizza i bitcoin? Che uso ne fa?

La maggioranza di coloro che hanno deciso di scommettere sulla moneta digitale appartiene ai paesi in via di sviluppo: Brasile, India, stati dell’Africa, India, che con le situazioni precarie dei loro governi e l’inflazione galoppante preferiscono trasferire i loro soldi proteggendoli dall’instabilità.

In più, non esiste una vera e propria autorità centrale che ne regola le transazioni ed è considerato, un po’ come l’oro, quello che si chiama un “bene rifugio”, uno strumento per conservare denaro. Inoltre, il rendimento di questo oro digitale è molto alto, così come il rischio. Ma stati come la Cina ne hanno usufruito pienamente per esportare i propri capitali, con la conseguenza messa al bando da parte del governo di Pechino.

E start up e piccoli investitori puntano su di loro per finanziare progetti innovativi e digitali.

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Numerosi esperti di finanza storcono il naso davanti a tanto clamore. Ad esempio Fabio Panetta, vice direttore di Palazzo Koch, che ha definito i bitcoin “fenomeni difficili da regolamentare, come ha dimostrato l’esperienza della Cina. Non vorrei essere nei panni di chi dovrà scrivere le norme. Peraltro, non abbiamo nessuna visibilità sul volume delle transazioni, tranne quando vengono convertite in euro, ma queste sono solo la punta dell’iceberg”.

Dello stesso avviso anche Joseph Stieglitz, che ha commentato dichiarando che i bitcoin: “hanno successo solo per il potenziale di aggirare le regole e per la mancanza di supervisione: dovrebbe essere vietato. Non ha alcuna funzione sociale“. Il direttore di Bankitalia Salvatore Rossi teme infine il rischio di riciclaggio delle organizzazioni criminali e di attività illecite come traffici illegali nel deep web.