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L’allarme di Blangiardo: “ Lo smartworking un’opportunità che rischia di penalizzare le donne”

La pandemia è riuscita a rivoluzionare e riorganizzare i tempi del lavoro, e consentire a sempre più lavoratori di operare in modalità smartworking. Ma come sta cambiando il mondo del lavoro nell’era post-covid? Al meeting di Rimini, il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo ha offerto un quadro generale dettagliato che riassume le caratteristiche quantitative e qualitative del cambiamento in atto, sottolineando il rischio per le donne che lavorano in smartworking: “Dopo il lockdown, pur con una parziale ripresa degli occupati, quel che preoccupa è il fatto che abbiamo visto aumentare il numero di coloro che non si offrono sul mercato del lavoro, le persone che sono scoraggiate e dicono in fondo, tanto non ci sono opportunità”.

La rapida evoluzione dello smartworking
“La flessibilità è stata uno dei punti di riferimento di prima, poi è nato il discorso della distanza. Nel nostro istituto abbiamo avuto un’esperienza diretta. Siamo partiti prima del coronavirus con il lavoro in remoto, dando la possibilità di fare smartworking ai nostri lavoratori. Quello che era un esperimento è diventato una necessità. Tutti hanno lavorato a distanza garantendo la programmazione che avevamo pensato, anzi portando a casa dei risultati assolutamente interessanti”. Per quanto riguarda il quadro generale del mercato del lavoro a giugno 2020 i dati descrivono un andamento che conferma una tendenza alla flessione dei livelli di occupazione, seppure a tassi via via più contenuti, un recupero delle ore lavorare pro-capite e un progressivo ampliamento dell’aerea delle persone in cerca di lavoro. Tuttavia, sottolinea Blangiardo: “Il vero problema è lo scoraggiamento: ci troviamo ad avere il tasso di occupazione che diminuisce perché ci sono i soggetti che non si offrono perché non ne vale la pena”.
Le donne la categoria più a rischio

“Prendiamo una signora con tre figli: per quella donna, andare a lavorare era un’occasione per uscire da un certo ambiente e sviluppare elementi di socialità, il lavoro era occasione per interagire con altre persone, e un lavoro a distanza non dà questa possibilità”. Insomma, come sempre c’è un rovescio della medaglia”, ha sottolineato il presidente Istat. Insomma in una situazione lavorativa già incerta dobbiamo interrogarci su i pro e contro di questa nuova modalità smart: i lati positivi percepiti sono senz’altro l’autonomia sui contenuti e le modalità di lavoro (per il 60,3%) e una maggiore attenzione alla famiglia e all’ambiente (52%). I lati negativi la scarsa abilità digitale (39%) e la iper-flessibilità anche fuori dagli orari di lavoro (il 40% è stato contattato fuori dell’ orario di lavoro almeno 3 volte da superiori o colleghi).Un altro pericolo comunemente percepito è la diminuzione del rapporto umano. Come conclude Blangiardo: “Il lavoro a distanza è un’opportunità, modesta prima della pandemia e che ora si è scoperta e si vorrebbe valorizzare in prospettiva. Ha elementi positivi ma anche problematici. Non dimentichiamo che il lavoro è anche un modo per interagire con altre persone. Abbiamo avuto una lezione e subita la botta stiamo cercando di reagire. Qualche segnale positivo c’è, va trasformato in qualcosa di strutturale per tornare alla situazione precedente e dobbiamo trovare una soluzione equilibrata per cercare di sfruttare questa possibilità, la strada è ancora lunga ma abbiamo una via da percorrere da adattare alle esigenze dei mestieri e dei lavoratori”.

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