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Blitz della Polizia: 10 giovani indagati per droga e rapine

A Verona e in diversi comuni della provincia, la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali nei confronti di dieci giovani indagati. Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Verona su richiesta della Procura della Repubblica scaligera, al termine di un’attività investigativa che ha ricostruito una rete ritenuta attiva nel traffico di sostanze stupefacenti e coinvolta anche in episodi di rapina.

Le accuse contestate, a vario titolo, sono quelle di rapina pluriaggravata e detenzione ai fini di spaccio di ingenti quantitativi di droga. Il quadro delineato dagli investigatori ha portato all’esecuzione di cinque custodie cautelari in carcere, tre arresti domiciliari, un obbligo di dimora e un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Uno dei destinatari della custodia in carcere non è stato ancora rintracciato e le ricerche sono tuttora in corso, mentre le altre misure risultano già eseguite.

L’indagine è stata condotta dalla Squadra mobile della Questura di Verona, che ha lavorato attraverso servizi di osservazione sul territorio e attività tecniche mirate. Tra gli strumenti utilizzati dagli investigatori figurano intercettazioni telefoniche e ambientali, anche audio-video, che avrebbero consentito di ricostruire contatti, spostamenti e modalità operative del gruppo. Secondo quanto emerso, la rete era particolarmente attiva nel mercato della cocaina e dell’hashish tra il capoluogo e l’hinterland provinciale, con un’attenzione specifica all’area di Castel d’Azzano.

Gli accertamenti avrebbero fatto emergere un contesto segnato da forte spregiudicatezza e da una struttura organizzativa capace di muoversi con continuità nel traffico di droga. I principali indagati, secondo la ricostruzione investigativa, conducevano uno stile di vita improntato all’ostentazione e a comportamenti riconducibili a dinamiche criminali consolidate. Per spostarsi sul territorio e ridurre il rischio di controlli, avrebbero fatto ricorso in modo periodico ad auto di lusso noleggiate tramite contratti societari ritenuti fittizi.

Con il progredire dell’inchiesta, gli investigatori avrebbero individuato anche la disponibilità del gruppo a pianificare reati particolarmente gravi pur di impossessarsi di consistenti quantitativi di stupefacente. Nel corso delle attività sarebbe emersa persino l’ipotesi di sequestri di persona, a conferma, secondo gli inquirenti, della pericolosità del contesto monitorato e della determinazione dei soggetti coinvolti nel mantenere o rafforzare il proprio ruolo nel mercato della droga.

L’episodio considerato centrale risale al febbraio 2025. In quell’occasione, i principali indagati avrebbero organizzato una rapina ai danni di fornitori rivali, simulando una trattativa per l’acquisto di un chilogrammo di cocaina. Dopo aver chiesto di testare una piccola dose della sostanza all’interno di un appartamento, i membri del gruppo avrebbero aggredito i venditori e si sarebbero impossessati con la forza dell’intera borsa contenente lo stupefacente. Subito dopo sarebbero fuggiti a bordo di auto di supporto, per poi dividersi il bottino.

Un ulteriore elemento emerso riguarda l’impiego sistematico di minorenni. Secondo la ricostruzione della Squadra mobile, alcuni ragazzi sarebbero stati utilizzati non soltanto per effettuare le consegne materiali della droga, ma anche come custodi della sostanza. Cantine e garage delle abitazioni familiari sarebbero stati trasformati in veri depositi logistici, funzionali alla conservazione e alla successiva distribuzione degli stupefacenti.

Per organizzare i passaggi di droga e limitare l’esposizione ai controlli delle forze dell’ordine, il gruppo avrebbe fatto ricorso a vetture noleggiate periodicamente e a canali di messaggistica social crittografati. Attraverso questi strumenti, gli indagati avrebbero concordato i dettagli delle consegne e dei frequenti spostamenti della sostanza tra Verona e la provincia. La posizione degli indagati resta ora al vaglio dell’autorità giudiziaria. Come previsto dall’ordinamento, la responsabilità penale potrà essere accertata solo all’esito del processo e con una sentenza penale irrevocabile.

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