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Elezioni Emilia Romagna, Bonaccini sfida Salvini: “Si vota per la regione, non per il premier”

La battaglia per l’Emilia Romagna comincia a entrare davvero nel vivo. Dopo l’esito delle elezioni in Umbria, è chiaro a tutti che là si giocherà la partita decisiva per la tenuta del governo. In caso di sconfitta, l’esperienza giallorossa terminerà dopo nemmeno un anno. A scendere in campo ora è quindi il governatore Stefano Bonaccini che punta alla riconferma: “Voglio essere il sindaco dell’Emilia-Romagna. A differenza di Salvini che i voti li chiederà per mandare a casa Conte”.

In una intervista a la Repubblica Bonaccini spiega che la sua campagna elettorale sarà tutto tranne che nazionale, e aggiunge: “Io mi sono speso per cinque anni su questa regione e chiedo agli elettori di poterlo fare per i prossimi cinque. E pazienza se Salvini verrà qui ogni giorno a dire che si vuole prendere l’Emilia-Romagna. Dica che idee ha per governarla, semmai”.

Anche perché, sottolinea, “non penso che buttarla su fascismo e antifascismo sia utile”, mentre semmai rivolge l’appello “a chi vive qui e che penso non possa negare la qualità dei servizi che offriamo”, un territorio che gli indicatori posizionano “tra i più competitivi d’Europa”. Perciò Bonaccini i voti li richiederà sui progetti futuri, la mobilità sostenibile, i nidi per tutti, l’innovazione e l’assistenza agli anziani mentre la disoccupazione l’ha già ridotta al 5% dal 9 che era cinque anni fa quando fece il suo ingresso in Regione.

“E le liste d’attesa negli ospedali sono state drasticamente ridotte”, aggiunge. Però la competizione elettorale con la Lega si presenta difficile, anche perché i Cinquestelle hanno deciso il no all’alleanza con il Pd in Emilia-Romagna. “Non demordo, sarebbe un’opportunità anche per loro” in quanto “oggi che insieme al Pd governano il Paese, potrebbero legittimarsi ancora di più come forza responsabile”.

Per questo Bonaccini si rivolge direttamente all’elettorato 5Stelle e lancia un appello anche “a quella larga parte di votanti grillini che erano scappati dal Pd” Così, riferendosi al “caso umbro”, cerca di stoppare le polemiche dicendo che “non penso che le situazioni siano paragonabili”, perché “in Umbria c’erano stati problemi che noi non abbiamo conosciuto” e per questo “non ha senso citare quel precedente per stoppare alleanze future su realtà diverse”.

Infine, va detto che il cuore di Bonaccini batte più per Renzi e la sua Italia viva che non per Zingaretti. E quindi lancia un appello accorato “ai moderati e anche alla sinistra, con cui peraltro ho già governato”. Cioè a tutti quelli che “non vogliono cedere alle facili e infruttuose ricette dei sovranismi”.

 

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