Esteri

Boris Johnson annuncia le sue dimissioni: nuovo Primo ministro in autunno

Boris Johnson alla fine si arrende. Il Primo ministro britannico annuncerà a breve le sue dimissioni anche dalla carica di leader del Partito Conservatore. Secondo quanto riportano diverse fonti giornalistiche, tra cui la Bbc, il suo successore entrerà però in carica soltanto “in autunno”. Johnson si è così dovuto piegare alla fronda interna al suo partito, con decine tra ministri e membri dell’esecutivo che si sono dimessi nelle ultime ore. Una slavina a cui Boris ha cercato di resistere fino all’ultimo, ma invano a quanto pare.

Boris Johnson si dimette

L’ultimo ministro a dimettersi in ordine di tempo, almeno per il momento, è stato quello che si occupa della questione Irlanda del Nord, Brandon Lewis, secondo il quale si è giunti “oltre al punto di non ritorno. Non posso sacrificare la mia integrità personale per difendere le cose come stanno adesso”. Il riferimento del ministro è all’ennesimo scandalo sessuale che ha coinvolto un collaboratore di Boris Johnson.

Boris Johnson (Jonathan Ernst/Pool Photo via AP)

Insomma, il Primo ministro si decide finalmente a dimettersi, anche se la dichiarazione ufficiale non è ancora arrivata. Per comprendere la gravità della situazione bisogna ricordare che, solo qualche ora fa, sono stati proprio i pochi ministri rimasti fedeli a Boris Johnson a chiedergli di dimettersi. Di questa delegazione fanno parte, sempre secondo la Bbc, il ministro-capo gruppo (chief whip, ndr) Tory alla Camera dei Comuni, Chris Heaton-Harris, e i ministri dei Trasporti, Grant Shapps; dell’Irlanda del Nord, Brendon Lewis; del Galles, Simon Hurt. Secondo altre fonti, dei ‘johnsoniani anti Johnson’ farebbe parte anche Nadhim Zahawi. Quest’utlimo soltanto ieri aveva accettato di restare al governo in cambio della promozione da ministro dell’Istruzione a cancelliere dello Scacchiere.

Le parole pronunciate qualche ora fa da Boris Johnson sembrano orami superate dai fatti. Il Primo ministro britannico aveva ribadito la sua volontà di restare a Downing Street nonostante la fronda allo scopo, diceva, “di attuare il programma”.

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