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Bossi fuori dal Parlamento: Salvini lo vuole senatore a vita

La notizia è ormai ufficiale. Umberto Bossi resta fuori dal Parlamento. Il fondatore della Lega  non compare nella lista degli eletti nella quota proporzionale pubblicata sulla piattaforma Eligendo del ministero dell’Interno. Bossi era candidato capolista alla Camera nel collegio plurinominale di Varese-Busto Arsizio, considerato super blindato dai leghisti. Ma il deludente risultato del Carroccio, finito sotto al 10% delle preferenze, gli ha sbarrato la strada. Anche la speranza di un ripescaggio si è spenta. Ma in suo soccorso accorre il segretario Matteo Salvini.

Matteo Salvini e Umberto Bossi

Dopo 35 anni consecutivi in Parlamento, di cui 26 alla Camera e nove al Senato, Umberto Bossi non si aspettava certo di interrompere così bruscamente la sua carriera. Ma il fragoroso flop della Lega nel collegio Lombardia 2 ha rimescolato clamorosamente le carte. Della coalizione di centrodestra, infatti, solo Lucrezia Mantovani di Fratelli d’Italia è riuscita a farcela in quel collegio.

Umberto Bossi sperava però in un ripescaggio, visto che la collega di partito Silvana Comaroli, eletta sia in Lombardia che in Piemonte, avrebbe potuto optare per il collegio piemontese, lasciando così campo libero al senatur. Ma, secondo quanto si apprende, sarebbe stato proprio Salvini a chiudere la porta a questa possibilità, scegliendo invece un futuro diverso per il suo ex segretario.

L’idea di Salvini è dunque quella di far entrare lo stesso Umberto Bossi in Parlamento, anche se non dalla porta principale delle elezioni politiche. Per Bossi sarebbe pronta la proposta di fare il senatore a vita. “Sarebbe il giusto riconoscimento dopo trentacinque anni al servizio della Lega e del Paese. Porterò avanti personalmente, sicuramente con l’appoggio non solo della Lega ma di tantissimi italiani, questa proposta”, assicura Salvini. Il problema però è che attualmente i cinque posti da senatore a vita previsti dalla Costituzione sono tutti occupati da Liliana Segre, Mario Monti, Elena Cattaneo, Renzo Piano e Carlo Rubbia. E il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha lasciato intendere di non voler derogare al dettato costituzionale.

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