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Braccia tese e svastiche: Alessio “Hitler” Lepore, il neonazista che tifa Salvini

Un viaggio nel fitto sottobosco dei sostenitori di Salvini andato in scena a PiazzaPulita, durante la quale il conduttore Corrado Formigli è stato accompagnato dall’esperto di marketing e di propaganda online Alessandro Orlowski alla scoperta di Vkontakte, il cosiddetto Facebook russo. All’interno del social, sono stati individuati alcuni account italiani che sono al centro di reti e network di simpatizzanti della Lega e che al tempo stesso diffondono contenuti di propaganda neonazista e neofascista.

Tra questi, uno appartiene a un certo Alessio Lepore, che su Vkontakte si fa chiamare Alessio Hitler. O meglio, si faceva chiamare perché attualmente il profilo risulta essere stato bloccato da VK per “violazione dei Tos”. Lepore è un ragazzo di vent’anni che scrive di “lavorare per la Lega Salvini Premier” (come fanno molti altri simpatizzanti) e racconta di aver militato in passato all’interno di Forza Nuova. Oggi, per sua ammissione, è un grandissimo sostenitore di Salvini.
Sul suo profilo Facebook ci sono selfie con il Segretario della Lega, con gli ex ministri Fontana e Centinaio, ma anche con Ignazio La Russa e Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia e addirittura una foto assieme ad Umberto Bossi. Probabile, ovviamente, che nessuno di loro fosse a conoscenza della doppia “identità” social di Lepore né della sua passione per il Terzo Reich, le svastiche e le insegne naziste.
Lo stesso Lepore è stato poi sentito da PiazzaPulita, al centro di un’intervista in cui si è mostrato in imbarazzo e ha balbettato concetti stentati. La cosa che più ha colpito, però, è che i vari ospiti (c’erano Giovanni Toti, Mario Borghezio e Francesco Borgonovo de La Verità) hanno accettato la sua figura senza sussulti. Borghezio, per dire, ha ritenuto “normale” che all’interno del 34% di sostenitori della Lega ci sia anche gente così.

Una polemica che si inserisce in un lunghissimo filone, quello che ha visto personaggi come Gianluca Savoini, con idee decisamente poco moderate per usare un eufemismo, fare una lunga carriera nella Lega. Un certo tipo di iconografia neonazista aveva fatto capolino addirittura nella redazione de La Padania. Ancora una volta, purtroppo, nessuna presa di distanza forte, netta. Nessuna condanna. Solo qualche sorriso e parole di circostanza, come fosse tutto un grottesco gioco.

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