Eni mette un argine al caro carburanti con un prezzo massimo nella rete Enilive: dal 28 settembre la benzina non potrà superare 1,99 euro al litro e il gasolio avrà un limite di 2,19 euro. La misura, prevista inizialmente per trenta giorni, arriva mentre famiglie, trasportatori e imprese fanno i conti con listini tornati a salire. L’eventuale proroga fino al 31 dicembre dipenderà dall’andamento del mercato.
L’intervento è stato reso noto nelle ore successive alla riduzione dello sconto sulle accise del diesel. Secondo quanto emerso, la decisione sarebbe maturata dopo un confronto durato settimane tra il governo e il gruppo guidato dall’amministratore delegato Claudio Descalzi.
Eni sottolinea l’autonomia della propria scelta, mentre Palazzo Chigi ha espresso una valutazione positiva, indicando nel provvedimento un segnale concreto sul fronte dei prezzi praticati agli automobilisti. Il tema dei rifornimenti resta particolarmente sensibile per l’impatto immediato sui bilanci delle famiglie e delle attività produttive.
Nel dialogo politico e industriale avrebbe avuto peso anche il rapporto tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e Descalzi, consolidato durante le missioni in Africa legate al Piano Mattei. Già il 26 agosto, alla vigilia di un Consiglio dei ministri che avrebbe affrontato anche la questione accise, il dossier carburanti sarebbe stato al centro di un confronto tra i due.
Per la benzina, il nuovo limite equivale a una riduzione di circa 17 centesimi al litro rispetto alle quotazioni medie registrate prima dell’annuncio. Resta da verificare quanto l’iniziativa si estenderà oltre gli impianti del gruppo e quale sarà la risposta dei concorrenti, in un mercato caratterizzato da forti differenze territoriali e commerciali.
Il price cap su benzina e diesel riguarderà la rete Enilive presente sul territorio nazionale. La durata fissata è di un mese, ma la società potrà riesaminare il provvedimento e, se le condizioni lo consentiranno, prolungarlo fino alla fine dell’anno.
La decisione dipenderà dalle quotazioni delle materie prime, dalla regolarità degli approvvigionamenti e dall’andamento dei margini di raffinazione. Si tratta dunque di un’iniziativa temporanea, pensata per attenuare l’attuale fase di tensione senza intervenire direttamente sulla struttura fiscale che grava sui carburanti.
Il gruppo ha inoltre ricordato di avere già contenuto, nei mesi precedenti, parte degli aumenti provenienti dai mercati internazionali. Eni respinge l’ipotesi di pressioni improprie da parte dell’esecutivo, ma il rapporto tra governo e grandi società attive nei settori strategici continua ad alimentare il confronto politico.
Alla base dei rincari vi sono fattori internazionali che interessano sia il greggio sia i prodotti raffinati. Le tensioni geopolitiche, le difficoltà su alcune rotte commerciali e una minore disponibilità di carburanti lavorati hanno contribuito alla crescita delle quotazioni.
In Europa, negli ultimi quindici anni, avrebbero chiuso quasi 30 raffinerie. La riduzione della capacità produttiva rende il continente più vulnerabile agli squilibri dell’offerta e agli effetti delle crisi esterne sui prezzi alla pompa.
Prima dell’annuncio, la media della benzina aveva raggiunto 2,154 euro al litro, mentre il gasolio era salito a 2,338 euro. Nello stesso quadro, lo sconto sul diesel è stato ridotto a 6,1 centesimi al litro, un passaggio osservato con attenzione da autotrasportatori e associazioni dei consumatori.
Palazzo Chigi ha accolto favorevolmente la misura, definendola un gesto di attenzione verso il Paese. Il vicepremier Antonio Tajani ha richiamato il valore della collaborazione tra istituzioni e grandi imprese, ribadendo però la contrarietà di Forza Italia a nuove tasse sugli extraprofitti.
Anche la Lega ha espresso apprezzamento, invitando le altre compagnie a valutare iniziative analoghe. Sulla stessa linea il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, mentre dalle opposizioni sono arrivate valutazioni più critiche.
Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni contestano il ritardo dell’esecutivo di fronte alla crescita dei listini. Il senatore Pd Francesco Boccia chiede una strategia complessiva contro il caro energia; Carlo Calenda giudica positiva la responsabilità assunta dall’azienda, mentre il segretario della Cgil Maurizio Landini considera l’intervento insufficiente.
Il punto decisivo sarà misurare l’impatto della scelta sul resto del mercato. Eni conta circa 4 mila stazioni di servizio in Italia, una quota vicina al 20% della rete nazionale: una presenza che potrebbe aumentare la pressione competitiva, soprattutto nelle aree in cui gli impianti delle diverse compagnie sono ravvicinati.
Al momento non risultano annunci ufficiali di analoghe iniziative da parte degli altri operatori. Il governo confida tuttavia in un possibile effetto traino sui listini. Alla scadenza dei primi trenta giorni, Eni dovrà decidere se confermare il tetto fino al 31 dicembre, mentre resterà aperta la questione strutturale del caro carburanti tra mercati internazionali, fiscalità e tutela del potere d’acquisto.