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La Meloni scommette sul passato e candida un altro Mussolini: “Sono un postfascista…”

Luca Telese ha intervistato Caio Giulio Cesare Mussolini, pronipote di Benito. Il nome ci dice già qualcosa… “Se lei parte dal cognome, statisticamente, prima o poi capita sempre un imbecille che dice: ‘Ma non ti avevano appeso a piazzale Loreto?’. Qualcuno te lo dice in faccia, qualcuno lo scrive sui social, qualcuno lo augura al tuo bisnonno, qualcuno a te. Qualcuno ci scherza sopra e basta, qualcuno ti vorrebbe davvero morto. Uno su tre fa questa meravigliosa freddura: ‘E Tizio dove lo hai lasciato?'”.

“Il triplo nome come nell’antica Roma è il prodotto di una grandissima passione di mio padre per la storia, che ha trasmesso a me. Del mio nome sono felice, del mio cognome sono orgoglioso. Valeva la pena di combattere questa battaglia, dalla scuola elementare fino a Facebook, che si è rivelato l’ultimo e più determinato nemico dei Mussolini. Non mi consente la registrazione con questo mio nome. Con ‘Caio Mussolini’ non mi accetta. Sto pensando di imbastire una causa”.

“Detesto le imposizioni ottuse. Pensi che ho fatto delle controprove. ‘Caio Mao’ lo accetta. ‘Caio Stalin’ lo accetta. Persino ‘Caio Polpot’. Anche la storia merita la par condicio. L’unica a cui è andato peggio di me è mia cugina Edda. Lei si chiama Edda Negri Mussolini: ma l’unico nome che accettano, come avrà capito è Edda. A Facebook non vanno bene né i Negri né i Mussolini, si figuri insieme”. Da tempo si parla di una sua discesa in campo. Ma ormai è quasi certo che Caio Giulio Cesare Mussolini sarà candidato alle europee per Fratelli d’Italia…

Giorgia Meloni gli ha proposto un seggio con questa battuta: “Lo slogan per la tua campagna c’è già, lo devi rubare a Popolizio: ‘Sono tornato'”. La sua discendenza? “Vittorio, figlio di Benito, era padre di Guido, mio padre”. Mussolini è suo bisnonno. “Sì. Ho fatto in tempo a conoscere donna Rachele. Sono stato in Italia fino a dieci anni. Poi sono partito”.

“Sono andato ad abitare in Venezuela. Era un Paese ricco, non quello di oggi devastato dal chavismo. Sono tornato in Italia a 18 anni, per fare l’accademia militare. Sono andato a Livorno, e poi ho vissuto a Taranto”. E negli Emirati Arabi quando c’è andato? “Ho aperto la filiale di Finmeccanica nell’epoca Guarguaglini”. Molti conservatori italiani sono contrari all’educazione sessuale in classe. “Io no. Deve essere lo Stato che ti fa cittadino”. E cosa pensa dell’aborto? “Bisogna evitare le gravidenze indesiderate con l’educazione, oppure offrire supporto concreto alle madri in caso decidano di tenere il figlio, ma alla fine la scelta deve restare alla donna”.

E sul divorzio? “Anche in questo caso la famiglia è un valore, ma si difende con la libertà delle scelte”. Lei è un Mussolini liberale? “Riconosco come prezioso il valore della libertà”. Lei si considera fascista? “La lezione più semplice e importante su questo tema me l’ha data mio nonno: ‘I fascisti’, diceva ‘erano quelli che sono stati nel partito o nel regime fino al 1945’. Io non posso esserlo per limiti anagrafici”

Quindi tecnicamente si definirebbe un neofascista? “Un postfascista che si richiama a quei valori in modo non ideologico”. Salvini è fascista? “Assolutamente no. Fra l’altro ha fatto benissimo a bloccare la Diciotti”. Una cosa del ventennio che lei rimpiange. “Le ultime politiche demografiche serie sono state fatte da quel signore lì”. Cosa non le piace di Salvini? “L’ambiguità sulla nazione. Volevano la secessione, adesso le autonomie. Io voglio questo paese unito!”. Cosa pensa dei grillini? “Il movimento che voleva fare dell’Ilva un parco acquatico?”. E il reddito di cittadinanza? “Metadone di Stato. Non servono elemosine ma infrastrutture”.

Sta con il mercato del latte o con i pastori che lo combattono? “L’economia deve essere controllata. Lo Stato deve garantire sempre la dignità del lavoratore quando viene messa a rischio”. È statalista? “All’estero è naturale che energia, difesa e Tlc siano settori strategici che devono essere controllati dallo Stato”. È eurocritico? “Rispetto a questa Europa sì. La Bce è formalmente una banca privata. Come può uno Stato non avere un controllo sul denaro?”.

L’Italia rischia? “Ho visto cosa è accaduto in Grecia dove la Germania si è impadronita di tutti gli asset di un intero Paese”. Lei ha due lauree? “Una in Scienze Navali a Livorno. L’altra Scienze politiche a Trieste. Con tesi sull’immigrazione degli italiani in Argentina”. Non è contro l’immigrazione? “Ho dei pregiudizi. El pibe de oro, Maradona, in Argentina, si chiamava così perché deriva dalla parola italiana ‘pivello’. Io sono favorevole ai flussi migratori purché controllati e gestiti. La Meloni dice: ‘Tutta l’Africa in Europa non ci può stare’. Sono profondamente d’accordo con lei”.

Il primo voto a chi lo ha dato? “In un’intervista dissi: ‘Né Cicciolina né Mario Capanna’. Ero militare, non potevo dire di più. Era sulla fiamma del Msi”. Di Silvio Berlusconi che pensa? “Ha sdoganato la destra in Italia. Ha portato un vento nuovo, è stato combattuto. Ma non ha realizzato quella rivoluzione liberale che prometteva”. Si candida o no…?

“A breve deciderò. Non potrei mai fare il sindaco. Ma sugli argomenti strategici di chi si discute in Europa lavoro da anni penso di essere ferrato”. Perché predilige la Meloni? “Mi piace molto come politico; è rimasta coerente”. Condivide anche la proposta del blocco navale? “Chiamiamolo ‘contenimento’ e condivido”. Rivalità con Alessandra Mussolini?

“Affatto. Avevo detto che avevamo un diverso percorso. Lei veniva dallo spettacolo, io dall’industria”. Dica la verità. Un po’ di nostalgia per il ventennio la avete. “Lei è mai stato a Livorno? Avrà scoperto che la città più comunista d’Italia è tutta architettonicamente fascista. La nostra Repubblica è fatta così”.

 

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