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Calenda contro Confindustria: “Sono sottomessi al governo”

Carlo Calenda va all’attacco di Confindustria. Lo fa con un post su Facebook, nel quale racconta di un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore lo scorso 13 maggio e mai pubblicata. Il motivo, secondo l’ex ministro, è da ricercarsi in un’attacco lanciato poco dopo a Boccia, definito “il peggior presidente dei Confindustria da molti anni a questa parte.

“Dopo alcuni giorni il direttore del Sole24Ore mi comunicava l’impossibilità di pubblicarla “perché avevano fatto confusione. Non bisogna essere cultori delle dietrologie per comprendere che i due fatti, le critiche a Boccia e la non pubblicazione dell’intervista, sono strettamente collegati”.

“E così Confindustria – scrive Calenda su Facebook – finisce per comportarsi esattamente nello stesso modo della peggiore politica che non perde occasione di criticare. C’è chi dice che Confindustria è sempre stata filogovernativa. Ma non è vero. Mi ricordo la forza con cui si esprimeva contro gli eccessi del governo Berlusconi prima del 2011 e ancora il lavoro fatto con le associazioni territoriali e settoriali nei miei 5 anni al Governo su piano Made In Italy e Industria 4.0”.
“Mentre lavoro, competenze, investimenti scompaiono dall’agenda e lo spread italiano supera quello della Grecia, il capo dell’ufficio studi di Confindustria scrive ‘niente allarmismi’ e critica Padoan che mette in guardia sui rischi di una finanza pubblica fuori controllo. La crescita è zero, gli investimenti sottozero, il Vicepresidente del Consiglio si prepara a portare l’Italia al 5% di deficit, ma l’unica cosa che interessa a Confindustria è tenersi buone le aziende pubbliche, sottomettendosi al Governo”.

“Neanche il caso Montante, condannato a 14 anni, dopo aver ricoperto per tanto tempo ruoli apicali in Confindustria ha provocato una, dicasi una, parola di autocritica da parte degli attuali vertici che pure non erano da lui distanti. Potremmo anche ignorare tutto ciò se ci fosse un imprenditore italiano capace di far sentire la propria voce in questo momento così pericoloso per l’Italia. Ma tutto tace. E così, inevitabilmente, gli imprenditori tradiscono il loro ruolo di classe dirigente di un paese fragile”.

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