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Campo largo, la bomba clamorosa su Matteo Renzi: cosa succede

Matteo Renzi potrebbe entrare direttamente nella discussione sulle eventuali primarie del campo largo. Non c’è alcun annuncio ufficiale e il percorso della coalizione resta ancora da definire, ma il nome del leader di Italia Viva viene indicato tra le ipotesi in campo accanto a quelli di Elly Schlein e Giuseppe Conte. Un possibile terzo candidato che cambierebbe il confronto nell’opposizione.

Primarie del campo largo, nessuna candidatura ufficiale

L’ipotesi di una candidatura dell’ex presidente del Consiglio è stata rilanciata anche dal Foglio. Dagli ambienti di Italia Viva, secondo quanto riportato, non sarebbero arrivate conferme formali ma neppure una smentita definitiva. Al momento, tuttavia, non sono state stabilite né le regole né il calendario di eventuali primarie per individuare la guida della coalizione alternativa al centrodestra.

Prima dei nomi, le forze dell’opposizione dovranno chiarire il perimetro dell’alleanza, il programma comune e il meccanismo con cui scegliere la leadership. In questo quadro, parlare di candidatura già definita sarebbe prematuro. La possibilità che Renzi decida di partecipare resta quindi un retroscena politico, legato anche alla difficoltà di individuare una figura condivisa dall’area centrista e riformista.

Schlein e Conte, il nodo del terzo nome riformista

Nella prospettiva delle primarie, Elly Schlein e Giuseppe Conte vengono considerati i due riferimenti naturali, rispettivamente, del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle. Attorno a questa possibile sfida è proseguita la ricerca di una candidatura in grado di rappresentare un’area diversa, più vicina alle posizioni liberali, europeiste e riformiste.

Nel dibattito delle ultime settimane sono emersi diversi nomi, soprattutto provenienti dall’esperienza amministrativa e civica. Tra quelli indicati figurano la sindaca di Genova Silvia Salis, l’eurodeputato Giorgio Gori, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini. Nessuna di queste opzioni, però, risulta al momento consolidata come candidatura unitaria.

Renzi ha finora sostenuto in particolare la possibilità di valorizzare Salis, muovendosi come interlocutore e organizzatore dell’area riformista. L’obiettivo politico sarebbe quello di garantire una presenza autonoma dentro il campo largo, senza una sovrapposizione con il Pd e senza un allineamento all’asse tra Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra.

Perché la candidatura di Matteo Renzi cambierebbe la partita

Un ingresso diretto di Renzi nella competizione modificherebbe i termini del confronto. La consultazione non sarebbe soltanto una contesa tra Schlein e Conte per la candidatura alla presidenza del Consiglio, ma assumerebbe il profilo di un confronto esplicito tra diverse idee di coalizione e di programma.

L’ex premier potrebbe presentare una proposta centrata su riformismo, europeismo e ruolo del centro, distinguendola dalle posizioni del Pd guidato da Schlein e da quelle del Movimento 5 Stelle. I temi della politica estera, del sostegno all’Ucraina, del rapporto con l’Unione europea, delle politiche economiche e delle imprese entrerebbero con maggiore evidenza nella campagna.

La questione principale, in questo scenario, riguarderebbe la compatibilità delle forze che dovrebbero comporre l’alleanza. Le differenze tra Italia Viva e M5S sono note e investono vari dossier. Le primarie potrebbero diventare, se organizzate, anche il luogo in cui definire il compromesso programmatico necessario per rendere praticabile un’intesa di governo.

Il peso politico di Italia Viva e il fattore primarie

Renzi dispone di un elemento che distinguerebbe la sua eventuale candidatura da quella di un profilo civico: una riconoscibilità nazionale già consolidata. La sua esperienza di governo, le posizioni politiche e il progetto di Italia Viva sono conosciuti dall’elettorato, così come è presente una struttura organizzativa capace di sostenere una campagna.

Italia Viva, secondo i sondaggi citati nel dibattito politico, attraversa una fase complessa ed è attestata intorno o al di sotto del 3 per cento. Una partecipazione alle primarie rappresenterebbe dunque una scelta con margini di rischio, ma potrebbe anche offrire all’area riformista una vetrina nazionale e una verifica diretta del proprio consenso.

Un risultato significativo, anche senza una vittoria finale, rafforzerebbe il potere negoziale di Italia Viva nel percorso verso le elezioni. Al contrario, una prova debole avrebbe inevitabili conseguenze politiche per il leader e per il progetto centrista. Proprio per questo l’eventuale decisione avrebbe una portata che andrebbe oltre la semplice partecipazione a una consultazione.

La posizione di Schlein e il possibile voto diviso

La presenza di Renzi potrebbe rendere più articolata anche la posizione della segretaria del Pd. Schlein si confronterebbe da un lato con Conte, riferimento di un elettorato progressista e pentastellato, e dall’altro con una candidatura rivolta ai moderati e ai riformisti, inclusa una parte dell’area democratica.

Una pluralità di candidati potrebbe dividere il voto del Pd e del centrosinistra, mentre il Movimento 5 Stelle potrebbe presentarsi più compatto attorno al proprio presidente. Gli equilibri, in ogni caso, dipenderebbero dalle modalità della votazione: platea degli aventi diritto, eventuale registrazione, soglie di partecipazione e possibile doppio turno sono elementi decisivi per valutare i rapporti di forza.

Il precedente delle primarie vinte da Renzi nel Pd

Renzi conosce il meccanismo delle primarie per esperienza diretta. Nel 2012 sfidò Pier Luigi Bersani per la candidatura alla guida del governo, venendo sconfitto al ballottaggio. L’anno successivo conquistò invece la segreteria del Partito Democratico attraverso le primarie, risultato poi replicato nel 2017.

Quel percorso dimostra come una consultazione aperta possa incidere sul peso di un leader oltre i confini organizzativi del suo partito. Ma il contesto attuale è diverso: le primarie del campo largo non sono state formalizzate e la coalizione stessa deve ancora sciogliere nodi politici rilevanti. Per ora, quindi, la candidatura di Renzi resta soltanto una delle possibilità sul tavolo dell’opposizione.

La ricerca di un candidato riformista continua mentre il confronto tra Pd, Movimento 5 Stelle e alleati resta aperto. Se l’ex premier dovesse scegliere di scendere in campo, la partita per la leadership del campo largo assumerebbe un carattere più competitivo e metterebbe al centro, oltre ai nomi, l’identità politica della futura alleanza.

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