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Cannabis light: cosa cambia con la nuova sentenza della Cassazione

Cosa sta succedendo, di preciso, intorno alla cannabis light e ai suoi derivati? Un momento di annunci e confusione sul quale ha provato a fare il punto Massimo Gramellini sulle pagine del Corriere della Sera, spiegando come la Cassazione abbia deciso che vendere oggi è reato, dopo aver precedentemente autorizzato l’apertura di centinaia di negozi. “Mi limito sommessamente a urlare che è più facile scalare l’ Everest in solitudine di quanto non lo sia fare impresa nel nostro Paese”.

Ma cambia, di preciso, per queste attività? Già oggi i negozi che vendono prodotti derivati dalla cannabis Sativa light potrebbero essere chiusi in base alla direttiva del ministro dell’Interno Matteo Salvini che va nella stessa direzione. Chi fa ricorso contro la chiusura difficilmente potrà avere ragione. La chiusura è legata alla vendita dei soli prodotti elencati nella decisione presa dalla Corte cioè: foglie, inflorescenze, olio e resina ottenuti dalla varietà di canapa Sativa light.
Sono esclusi dal divieto di commercializzazione i prodotti non elencati come caramelle, biscotti o lecca lecca e altri articoli. I dettagli dovranno però essere chiariti con la lettura della sentenza, una volta che verranno depositate le motivazioni. Per cannabis light si intende nello specifico foglie, infiorescenze, olio e resine estratte da una particolare varietà di cannabis Sativa, la cui coltivazione è autorizzata da una direttiva europea.Una situazione nella quale è dovuta intervenire la Cassazione a causa del fatto che si era creato un contrasto interpretativo sulla liceità della commercializzazione al dettaglio della cannabis light proveniente dalle coltivazioni di canapa previste dalla legge del 2016. Due diverse sezioni della Corte avevano sentenziato diversamente. La normativa di tre anni fa non disciplinava la vendita.

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