Giustizia

Caso Cucchi, otto carabinieri rinviati a giudizio per depistaggio. Ilaria: “Momento storico”

Caso Cucchi, il Gup ha disposto il rinvio a processo per otto militari dell’Arma, tra cui alti ufficiali, imputati nell’ambito dell’inchiesta sui presunti depistaggi relativi alle cause della morte di Stefano Cucchi. Prima udienza il 12 novembre, si apre così un quarto processo per il decesso del geometra romano. L’allora comandante dei carabinieri della capitale aveva dichiarato di aver avuto informazioni solo dal suo superiore dell’epoca, Vittorio Tomasone. Alla sbarra la catena di comando dei carabinieri che – secondo le accuse – avrebbe prodotto falsi per sviare le indagini.

Tra i militari coinvolti, ci sono alti ufficiali come il generale Alessandro Casarsa, che nel 2009 era alla guida del gruppo Roma e il colonnello Lorenzo Sabatino, ex capo del Reparto operativo della capitale. Gli otto sono indagati a vario titolo per falso, omessa denuncia, calunnia e favoreggiamento.

 

L’inchiesta coinvolge anche Massimiliano Labriola Colombo, ex comandante della stazione di Tor Sapienza, dove Cucchi venne portato dopo il pestaggio, Francesco Di Sano, che a Tor Sapienza era in servizio quando arrivò il geometra, Francesco Cavallo all’epoca dei fatti capufficio del comando del Gruppo carabinieri Roma, il maggiore Luciano Soligo, ex comandante della compagnia Talenti Montesacro, Tiziano Testarmata, ex comandante della quarta sezione del nucleo investigativo, e il carabiniere Luca De Cianni.

Casarsa è stato rinviato a giudizio perché accusato dalla procura di aver dato l’input, poi trasmesso a cascata a tutta la scala gerarchica dei carabinieri dell’epoca, a modificare due annotazioni di servizio relative allo stato di salute di Cucchi che, poche ore dopo l’arresto e il pestaggio nella caserma della stazione Appia, venne portato in condizioni già critiche presso la stazione di Tor Sapienza.

Su Facebook, Ilaria Cucchi, sorella di Stefano commenta la posizione di Casarsa: “Sento per la prima volta parlare dal vivo il generale Casarsa. Le note mediche presenti nella sua relazione del 30 ottobre e che anticiperanno le conclusioni di esperti medici legali che ancora dovevano essere nominati sono frutto di informazioni avute quel pomeriggio dal comandante Tomasone. Insomma così decisero a tavolino di che cosa doveva esser morto Stefano Cucchi. Tutto questo sulla nostra testa”.

Fino a oggi Tomasone era entrato nella vicenda Cucchi solo in relazione alla sua deposizione avvenuta il 27 febbraio scorso, nella veste di testimone, nel processo in corso davanti alla corte d’assise dove figurano imputati cinque carabinieri, tre dei quali accusati dal pm Giovanni Musaro’ di omicidio preterintenzionale.

“Per me quello di Cucchi era stato un arresto normale – aveva detto quel giorno in udienza Tomasone -. Fui informato da alcuni giornalisti, il giorno della sua morte, che l’arresto, avvenuto una settimana prima, era stato eseguito dai carabinieri. Quindi chiesi altre informazioni e mi fu detto che, a parte l’attivazione del 118, non c’erano stati problemi, che c’era stata un’udienza di convalida dell’arresto e la consegna di Cucchi alla polizia penitenziaria”.

“Chiesi al comandante del Gruppo e agli altri ufficiali che venisse preparata una relazione di servizio da parte di coloro che avevano avuto un contatto fisico con Cucchi, dal momento del suo arresto fino alla sua consegna alla polizia penitenziaria.Volevo guardare tutti in faccia”.

 

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