
A sette mesi dall’avvio delle indagini, il caso della famiglia De Vita morta a Pietracatella, in provincia di Campobasso, resta privo di un indagato per il duplice omicidio. Gli accertamenti proseguono per definire in che modo la ricina sia entrata nell’abitazione e per individuare l’eventuale alimento o bevanda attraverso cui sarebbe stata assunta. Nel fascicolo emerge ora anche una traccia digitale relativa a ricerche online sul veleno.
Nei giorni scorsi gli specialisti del Robert Koch Institute di Berlino hanno effettuato ulteriori verifiche nell’abitazione della famiglia. Gli esperti, muniti di apparecchiature dedicate e dispositivi di protezione per evitare possibili contaminazioni, hanno prelevato campioni da arredi, indumenti e altri oggetti presenti nei locali. Le analisi riguardano anche i reperti biologici acquisiti nel corso delle autopsie. Tra il materiale esaminato figurano campioni di organi delle vittime, il sangue di Gianni e di Alice Di Vita, sorella di Sara, oltre agli alimenti sequestrati nell’abitazione. L’obiettivo degli accertamenti è stabilire con precisione quale prodotto possa aver contenuto la sostanza tossica.
Al momento, nel procedimento per duplice omicidio premeditato non risultano persone indagate. Resta distinto il fascicolo relativo alle eventuali responsabilità nell’assistenza sanitaria: cinque medici risultano coinvolti in un procedimento per omicidio colposo, sul quale sono in corso le verifiche di competenza. Le due attività investigative procedono su piani separati. Da una parte la ricostruzione delle circostanze che hanno portato ai decessi, dall’altra gli accertamenti sulle valutazioni e sugli interventi sanitari effettuati prima che il quadro clinico venisse chiarito.

Parallelamente agli esami scientifici, gli investigatori stanno approfondendo una pista collegata alla rete. Secondo quanto riportato, nei mesi precedenti alla tragedia sarebbero state individuate ricerche in lingua inglese su forum e community anonime, con quesiti puntuali sulla ricina e sui suoi effetti. Il profilo dal quale sarebbero partite le ricerche sarebbe rimasto inattivo per un periodo, per poi ricomparire con lo stesso nickname. La piattaforma interessata avrebbe sede in California. Per acquisire dati utili all’inchiesta sarà quindi necessario attivare le procedure di cooperazione con le autorità degli Stati Uniti, con un possibile coinvolgimento dell’Fbi.
Un ulteriore elemento oggetto di approfondimento riguarda un istituto agrario di Riccia, centro vicino a Pietracatella. Da uno dei computer della scuola sarebbero emerse ricerche sulla ricina eseguite nei mesi antecedenti ai decessi. Nell’ambito delle verifiche, gli inquirenti hanno ascoltato una coppia collegata all’istituto. È stato tuttavia chiarito che nella struttura non risulterebbero piante dalle quali poter ricavare la sostanza. La Procura ha inoltre coinvolto lo Sco, il Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, per ricostruire la provenienza delle attività digitali e identificare chi possa aver cercato informazioni sul veleno. Le indagini restano aperte e non sono state formulate attribuzioni di responsabilità.