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I cattolici sono a un bivio: il papa o Salvini? Il messaggio di Dio o quello dell’odio?

Da una parte c’è il messaggio di Dio, dall’altra quello di Salvini. Dio che ci dice che siamo tutti fratelli, che dobbiamo amare il prossimo nostro come noi stessi; e ci dice di dare del pane a chi ha fame, di dare acqua a chi ha sete; ci dice di soccorrere, di aiutare chi è in difficoltà; ci dice di non girare gli occhi dall’altra parte e di non cedere alla disumantà.

Poi c’è quello che agita il vangelo e brandisce rosari. Salvini. Quello che ci dice che dobbiamo lasciare i migranti ad annegare in mare, che fomenta l’odio verso gli altri, che utilizza i social per attaccare e seminare violenza. Da che parte si deve stare, dunque, se si è cattolici?

La risposta apparirebbe scontata. Eppure in Italia molti cattolici stanno seguendo il vangelo secondo Matteo Salvini, e non le parole del papa che è, secondo il loro credo, colui che porta il messaggio di Dio. Ci ricordiamo i fischi della piazza di Milano al Papa: nemmeno quell’insulto e quei fischi alla parola di Dio sono riusciti a innescare una reazione indignata da parte dell’elettorato cattolico.

Perché? Sono diventati tutti molto sensibili alla dialettica del “noi contro loro” tanto cara al ministro dell’Interno, eppure anche in quel caso tra Salvini e il Papa, ha vinto Salvini. Con i suoi baci al rosario e l’affidamento dell’Italia al cuore immacolato di Maria. Che poi sarebbe una bestemmia, anche questa. Ma non ci si fa più caso. Padre Sorge intanto si affretta a ribadire: “I cattolici stiano con chi salva vite umane. Carola? Un eroina”.

Metà dei vescovi sono pronti alla guerra contro il salvinismo dei porti chiusi e dei vangeli branditi come arma. Un’altra metà pensa che sia meglio un politico che parla della Madonna anziché di uno che firma leggi sulle unioni civili. Non sono pochi coloro che davanti al Dio invocato, al Dio e a Maria Vergine entrati nel dibattito quotidiano, si sono lasciati andare alla constatazione che finalmente qualcuno torna a nominarli.

Ma resta che per Papa Francesco accoglienza e clima sono priorità più urgenti delle guerre culturali su vita e famiglia e che, essendo lettore molto attento di cronache e sondaggi, sa benissimo che su questo l’opinione pubblica cattolica in maggioranza non è d’accordo con lui. Il fatto è che la maggioranza dei cattolici elettori rimane più interessata ai temi etici della vita e della famiglia e li considera prioritari rispetto all’ambiente o ai rifugiati e agli immigrati, temi, questi ultimi, su cui invece magari anzi si sente più vicina a Salvini che al Papa. Ma ora si è a un bivio: si deve scegliere da che parte stare. E Salvini non è Dio. Non è il papa.

 

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