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Certificati di verginità vietati in Francia. I medici: “Una scelta sbagliata”

Nell’ambito di un importante disegno di legge introdotto in Francia durante lo scorso autunno sul separatismo religioso, il governo si sta impegnando a proibire la pratica arcaica del rilascio di certificati di verginità, ma alcuni medici francesi non sono d’accordo: “Siamo decisamente contrari ai test di verginità. È una pratica barbara, arretrata e totalmente sessista, ma capita di dover fornire a una giovane donna questo documento per salvarle la vita e per proteggerla perché è indebolita, vulnerabile o minacciata”. E’ una parte dell’appello pubblicato sul quotidiano Libération da alcuni medici e ginecologi francesi, rivolto al governo che ha annunciato l’intenzione di voler vietare formalmente i certificati di verginità, imponendo sanzioni contro chi li rilascia. Secondo i firmatari del testo pubblicato su Libération la proposta dell’esecutivo, che fa parte del progetto più ampio contro il “separatismo” in particolare islamico, rischia di mettere in pericolo le ragazze che vivono in famiglie integraliste.

Secondo i medici, si tratterebbe ormai di un fenomeno minoritario. A essere “esaminate” sono di solito di giovani donne che si sposano, quasi sempre fuori dalla Francia, nei loro paesi di origine. Per evitare sospetti sulla famiglia dello sposo, o per rassicurare lo stesso padre – quando è molto conservatore – preferiscono che un ginecologo confermi per iscritto che il suo imene è intatto. “Siamo decisamente contrari ai test di verginità” hanno precisato i dottori. “È una pratica barbara, retrograda e totalmente sessista. In un mondo ideale, tali certificati dovrebbero naturalmente essere rifiutati”.
Poi però aggiungono: “Ci capita di dover fornire questo certificato a una giovane donna per salvarle la vita, per proteggerla perché è indebolita, vulnerabile o minacciata”. Secondo i firmatari approvare un bando con reato penale significa abbandonare le ragazze a pratiche clandestine, o a viaggi all’estero per ottenere comunque gli attestati, mentre oggi la consultazione è l’occasione di aiutare le ragazze “a prendere coscienza e a liberarsi dal dominio maschile o familiare”.Una pratica non del tutto estranea anche all’Italia. Il mito della verginità continua ancora a resistere, nonostante la scienza ci dica che addirittura non tutte le donne vergini hanno abbiano l’imene. L’Organizzazione mondiale della sanità sin dal 2018 ha bollato i test di verginità come qualcosa di anacronistico e una violazione dei diritti fondamentali delle donne. “È una violazione dei diritti umani delle vittime ed è associato a conseguenze a breve e lungo termine che influiscono sul benessere fisico, psicologico e sociale”, si legge nel documento OMS del 2018. “La pratica dolorosa del test della verginità è un problema sociale, culturale e politico, e la sua eliminazione richiederà una risposta complessiva della società, sostenuta dalle comunità per la salute pubblica e dai professionisti della salute”.

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