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Cesare Battisti: le strane tesi di chi ancora lo difende. E ce ne sono…

Il caso Battisti ha monopolizzato l’attenzione mediatica italiana. Non per essere voci fuori dal coro, ma solo per completezza di informazione, e per capire cosa ci sia dietro il “mito” Battisti per certe frange dell’estremismo, riportiamo ora qui alcune delle tesi che vengono maggiormente propinate a difesa dell’ex terrorista. Si parte con la più comune: in molti sostengono che quello a Battisti, all’epoca, sia stato un “processo-farsa”, svoltosi in contumacia e basato sulle sole dichiarazioni prive di riscontri fattuali di un pentito che aveva fatto parte dello stesso gruppo di lotta armata.

Battisti in quella sede venne condannato all’ergastolo, ma per alcuni “è innocente”. Secondo Igor Fuser, intellettuale brasiliano, “la magistratura italiana, come per vendetta, decise di accusarlo dell’assassinio di quattro persone senza alcuna prova che non fosse la delazione premiata di suoi ex compagni, che in tal modo riuscirono ad ottenere sconti di pena”.

Battisti dichiarò di aver lasciato la lotta armata e i PAC già nel 1978, dopo l’omicidio di Aldo Moro da parte delle Brigate rosse e dopo il primo omicidio compiuto dai PAC nello stesso anno – quello del maresciallo Antonio Santoro a Udine – a cui ha sempre negato di aver preso parte, così come nei tre successivi che gli saranno imputati, compiuti nel 1979. Battisti viene arrestato proprio nell’ambito delle indagini dell’ultimo di questi, l’omicidio del gioielliere Pierluigi Torregiani, ma la condanna che gli viene comminata nel 1981 – 13 anni e cinque mesi – riguarda soltanto la partecipazione a banda armata con finalità di terrorismo.

I dubbi sulla condanna di Battisti riguardano soprattutto l’attendibilità di Pietro Mutti, il suo principale accusatore, che si è avvantaggiato della cosiddetta “legge sui pentiti” varata nel 1984 – una delle “leggi speciali” che giustificavano la dottrina Mitterrand – per ottenere un forte sconto di pena come collaboratore di giustizia. Il sospetto, insomma, è che ne abbia approfittato per scaricare su Battisti (già latitante) le responsabilità più gravi, peraltro cambiando più volte versione e fornendo dichiarazioni contraddittorie, anche se ha sempre attribuito a Battisti la responsabilità degli omicidi anche in anni recenti.

Battisti ha poi denunciato difficoltà e ostacoli per la propria difesa nel processo in contumacia – che, per l’ordinamento italiano, non può comunque essere ripetuto in presenza dell’imputato. Su questo punto però pesa una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che nel 2006 ha respinto il ricorso presentato da Battisti contro lo Stato francese in merito all’estradizione, dichiarando “equo” il processo, perché, nonostante l’assenza, l’imputato aveva potuto nominare i propri difensori ed era informato sui suoi svolgimenti.

Nel 2004, quando fu arrestato in Francia, alcuni dei principali intellettuali italiani (e stranieri) firmarono un appello per la sua scarcerazione. Cosa sostenevano? “Dal momento della sua fuga dall’Italia, prima in Messico e poi in Francia, Cesare Battisti si è dedicato a un’intensa attività letteraria, centrata sul ripensamento dell’esperienza di antagonismo radicale che vide coinvolti centinaia di migliaia di giovani italiani e che spesso sfociò nella lotta armata”.

E ancora: “La sua opera è nel suo assieme una straordinaria e ineguagliata riflessione sugli anni ’70. La vita di Cesare Battisti in Francia è stata modesta, piena di difficoltà e di sacrifici, retta da una eccezionale forza intellettuale. E’ riuscito ad attirarsi la stima del mondo della cultura e l’amore di una schiera enorme di lettori”. Tra quei nomi c’erano scrittori e artisti di assoluto rilievo come Wu Ming, Valerio Evangelisti, Massimo Carlotto, Tiziano Scarpa, Nanni Balestrini, Daniel Pennac, Giuseppe Genna, Vauro, Pino Cacucci.

Nel 2007, dopo che la Corte europea ha stabilito che in Italia Battisti ha avuto processi equi, il latitante viene arrestato, ma la richiesta di estradizione del ministro di Grazia e di Giustizia Clemente Mastella viene negata “per il fondato timore di persecuzione del Battisti per le sue idee politiche”. Anche in questo caso diverse personalità spendono le loro energie per difendere Battisti, da Bernard Henry-Levy a Gabriel Garcia Marquez.

Dopo la conferma del suo arresto e del rimpatrio in Italia, Paolo Ferrero, ex deputato ed ex segretario di Rifondazione Comunista ha parlato ancora di “un’altra puntata del depistaggio di massa” messo in atto da “questo governo e in particolare da Matteo Salvini. Mi pareva ci fossero ragioni nel governo precedente che aveva negato l’estradizione, perché ci sono pasticci processuali…”. E anche su chi chiede l’amnistia per il terrorista dei Pac l’ex parlamentare non si tira indietro: “Vedremo, ne discuteremo”.

A difesa di Battisti scende in campo anche Francesco Caruso, ex deputato di Rifondazione Comunista, ora docente di sociologia presso l’Università di Catanzaro: “A distanza di 40 anni da episodi del tutto deprecabili, questo accanimento, questo scalpo da portare in dote di questo ormai quasi settantenne mi sembra una sete di vendetta che non ha nessuna altra funzione se non ripagare l’odio e il rancore di questi signori al governo”.

 

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