Ha 11 anni, frequenta la seconda media e vive alla Barona, nella periferia di Milano. È il più giovane tra i ragazzi identificati dopo gli scontri e i saccheggi nel centro cittadino. Un video diffuso sui social lo mostra con alcune cinture firmate, presumibilmente sottratte durante l’assalto a un negozio. Dietro quelle immagini, diventate virali, si delinea una storia di difficoltà scolastiche, fragilità familiare e richieste di aiuto rimaste senza un riscontro.

Il minore identificato dopo i saccheggi a Milano
Per tutelarne l’identità, il bambino viene indicato con il nome di fantasia Yousef. Sarebbe arrivato dal Marocco all’età di otto anni e, secondo i racconti raccolti nel quartiere e tra i compagni di scuola, è conosciuto da molti residenti della zona.
Alcuni coetanei lo descrivono come irrequieto e talvolta aggressivo, con episodi problematici già durante la scuola primaria. Altri ricordano invece un bambino capace di essere socievole e sorridente, ma in difficoltà nel rispettare le regole. Una compagna lo avrebbe descritto come spesso lasciato solo, pur vivendo con la sua famiglia.
Dopo la circolazione del filmato, i carabinieri lo hanno identificato e hanno avuto un colloquio con i genitori. Il minore, avendo undici anni, non è penalmente imputabile. La vicenda resta comunque oggetto di attenzione per le implicazioni educative e sociali che emergono dal suo percorso.

Scuola e percorso educativo individualizzato
La scuola media frequentata dal bambino aveva già predisposto un percorso educativo individualizzato. Secondo quanto riferito dalla dirigenza dell’istituto, Yousef faticherebbe a seguire le attività didattiche insieme alla classe e sarebbe stato inserito, fin dal primo anno, in un progetto con un rapporto più diretto con gli insegnanti e momenti di lavoro in un’aula separata.
L’intervento era stato pensato per affrontare le difficoltà di apprendimento, comprese quelle legate alla lingua italiana, e per favorire un progressivo rapporto con le regole scolastiche. La dirigente e la vicepreside avrebbero seguito il caso nel tempo, in una situazione ritenuta particolarmente complessa.
Le segnalazioni ai servizi sociali
Secondo la dirigenza scolastica, l’istituto avrebbe sollecitato in più occasioni il coinvolgimento dei servizi sociali, segnalando le criticità legate al minore. La scuola riferisce di non avere ricevuto riscontri alle richieste avanzate.
Gli insegnanti avrebbero inoltre mantenuto i contatti con il padre del bambino, descritto come disponibile al confronto sul piano verbale. Nello stesso istituto, che accoglie centinaia di studenti, soltanto due ragazzi presenterebbero problematiche educative considerate di pari gravità: per uno il percorso di sostegno starebbe offrendo risultati, mentre per Yousef le difficoltà non sarebbero state superate.

Il video virale e la reazione degli insegnanti
Le immagini dei saccheggi hanno colpito gli insegnanti, che avrebbero riconosciuto subito il proprio alunno. La dirigente ha raccontato di aver accolto la notizia con amarezza, anche alla luce del lavoro svolto dalla scuola per sostenerlo.
Nei giorni successivi ha incontrato la classe per affrontare l’accaduto con gli altri studenti. Il confronto è servito a ribadire la distinzione tra comportamenti leciti e illeciti e a ricordare che rubare è un reato, indipendentemente dall’età di chi compie il gesto.
Il disagio alla Barona e il futuro del bambino
Nel quartiere Barona, dove il minore vive con la famiglia in un’area di edilizia popolare interessata anche da criticità di degrado e manutenzione, la vicenda continua a suscitare interrogativi. Alcuni residenti riferiscono di averlo visto spesso in strada fino a tarda sera e si domandano quale rete di protezione possa intervenire concretamente.
Il caso ha riportato l’attenzione sulle responsabilità educative, sul sostegno alle famiglie in difficoltà e sulla capacità delle istituzioni di agire quando i segnali di disagio sono già evidenti. Per la scuola, il percorso del bambino non è concluso: resta l’auspicio di un recupero, nonostante un episodio che lo ha esposto pubblicamente e ha riaperto il dibattito sulla prevenzione del disagio minorile.