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Bce, cosa succede se arriva “il falco” Weidmann al posto di Draghi

Risalgono le quotazioni del presidente della Bundesbank Jens Weidmann per la corsa alla successione di Mario Draghi alla guida della Bce. L’opposizione di Macron e dei liberaldemocratici (una delle forze uscite vincitrici da quest’ultima tornata elettorale) alla nomina del tedesco Manfred Weber, candidato del PPE, alla guida della Commissione europea lasciano infatti presagire che Angela Merkel voglia chiedere come contropartita la poltrona di peso di presidente della Banca centrale europea.

Come spiega il Sole 24 Ore, a meno che la stessa Merkel non voglia mettersi in gioco avocando a se la carica di presidente del Consiglio europeo questo scenario potrebbe spianare la strada per l’Eurotower al “falco” tedesco Weidmann. La trattativa è ancora in corso e tutto può ancora succedere ma è chiaro che un’ipotesi del genere rischia di complicare la crisi finanziaria che ha investito il nostro debito pubblico e che, di recente, è tornata ad aggravarsi per via delle ultime schermaglie tra la Commissione, che ha inviato un richiamo ufficiale all’Italia sui conti, e il governo italiano che, per bocca del fresco vincitore alle elezioni europee Matteo Salvini, ha rilanciato proponendo un piano di stimolo fiscale da 30 miliardi.
La nomina di Wedmann insomma è un rischio per l’Italia perché il presidente della Bundesbank in questi anni si è distinto per essere sempre stato in opposizione alle misure chiave prese dalla Bce sotto la guida di Draghi: dal piano OMT che ha dato alla Bce poteri di prestatore di ultima istanza per i Paesi che ne facessero richiesta (applicazione pratica del famoso “whatever it takes” pronunciato da Draghi nel 2012 che di fatto pose fine alla crisi dei debiti sovrani dell’Eurozona) al Quantitative easing.
Ma come reagiranno i mercati a un simile passaggio di testimone da un banchiere come Draghi, che ha abituato gli investitori a mosse coraggiose e ha spinto la Bce a sfatare vecchi tabù, a uno come Weidmann, noto per le sue posizioni conservatrici e molto popolare in patria per la difesa dell’ortodossia monetaria targata Bundesbank? Come si muoveranno rendimenti e spread di un Paese come l’Italia, in prima fila per diventare il bersaglio di una nuova speculazione finanziaria d’autunno? La risposta degli addetti ai lavori è pressoché unanime: per i BTp la nomina di Weidmann sarebbe certamente una cattiva notizia.

Secondo Ubs la nomina del numero uno della Bundesbank alla guida della Bce potrebbe accelerare il processo di normalizzazione della politica monetaria e il rialzo dei tassi al fine di non lasciare la Bce ad affrontare la prossima recessione senza strumenti. Questa aspettativa, con ogni probabilità, avrà l’effetto di innescare un rialzo di rendimenti e spread dei titoli di Stato dell’Eurozona. L’Italia in particolare rischia di finire nell’occhio del ciclone in questa situazione.

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