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Cile nel caos, scatta il coprifuoco: è la prima volta dai tempi di Pinochet

Per la  prima volta dai tempi della dittatura di Augusto Pinochet, l’esercito ha proclamato il coprifuoco in tutta Santiago del Cile, in contemporanea alla decisione del presidente Sebastián Piñera di revocare l’aumento del prezzo del biglietto dei trasporti pubblici, che aveva provocato tre giorni di guerriglia infernale. Un provvedimento drastico arrivato in una situazione di estrema difficoltà, dopo la proclamazione dello stato di emergenza il cui bilancio è di tre morti.

Le persone sono così obbligate a rimanere in casa dalle 9 di sera alle 7 del mattino. Chi sarà costretto a uscire dovrà avere una autorizzazione speciale. Le strade e le piazze della capitale sono già presidiate dai carri armati e dai blindati dei militari che controllano il rispetto della misura. Si tratta di un provvedimento eccezionale, tipico dei paesi dell’America Latina.
Una scelta che in Cile, con il suo passato ferito da una brutale dittatura, acquista un significato fosco e minaccioso. È stato del resto lo stesso Piñera ad affidare ai militari la gestione dell’ordine pubblico dopo gli assalti, gli incendi, i saccheggi che per tre giorni, da giovedì sera, hanno messo in ginocchio la capitale. Decine di migliaia di persone hanno invaso il centro e poi la periferia di Santiago colpendo i simboli di una crisi che serpeggiava da tempo e che è esplosa quando c’è stato l’ennesimo aumento dei prezzi dei biglietti dei trasporti, metropolitana in testa. Il governo non è stato in grado di gestire questa vera sommossa, guidata dai giovani, ma sostenuta alla fine dalla maggioranza della popolazione. I danni ammontano a 200 milioni di dollari solo per le 80 stazioni della metro devastate e incendiate. Le strade, questo sabato mattina, apparivano un campo di battaglia. Disseminate di pietre, carcasse di macchine, furgoni, autobus dati alle fiamme, negozi con le vetrine infrante, semafori e insegne abbattuti, supermercati saccheggiati. Ci sono stati 308 arresti, 156 poliziotti feriti e altri dieci civili ricoverati in ospedale.

La speranza in un’altra destra è tutta nel coraggio di Mara Carfagna