Esteri

La Cina nell’era post-Covid: nel paese dove tutto è cominciato meno mascherine e ritorno alla normalità

La Cina, Paese “zero” della pandemia, sembra anche il primo a poter mettere la parola fine su questa storia. A distanza di 24 giorni consecutivi senza contagi locali, il Paese asiatico non registra alcuna trasmissione locale del virus, con unici due casi positivi “importati” dall’estero. Alla luce di questi dati incoraggianti, Xi Jinping si prepara alla fase più difficile del suo lungo mandato: la ripartenza. Nelle ultime settimane, progressivamente, il Paese è tornato alla normalità: le scuole di Pechino riaprono, sono ricominciati i viaggi turistici, si sono riaccesi cinema e discoteche, si sono riempite piscine e centri commerciali. Però è stata proprio la riapertura delle scuole il segnale più chiaro che il governo considera il virus sotto controllo, perché mai si azzarderebbe a mettere in pericolo la gioventù nazionale.

Dallo Shanghai allo Yunnan, nessuno porta più la mascherina per strada. Il massiccio sistema di controllo, basato più su una mobilitazione di massa vecchio stampo, all’occorrenza con il pungo di ferro, e sulla disciplina confuciana dei cittadini che sui prodigi della tecno-sorveglianza, ora è stato allentato. Restano le barriere esterne: gli stranieri vengono fatti entrare solo con il contagocce e sottoposti a due settimane di quarantena, precauzione contro un virus che per il regime sembra quasi non essere più cinese.
La doppia circolazione cinese

Adesso il Paese del Dragone deve riorganizzare la sua economia per poter essere più autosufficiente in un mondo post-pandemico pieno di incertezze e ostilità. Come scrive il Sole24Ore, il modello di sviluppo individuato dal leader per questa fase di ripartenza è stato ribattezzato a “doppia circolazione”. La Cina, secondo il suo presidente, per ripartire deve fare affidamento su un robusto ciclo di domanda interna e innovazione, come motore principale dell’economia, pur mantenendo i mercati esteri e gli investitori come secondo motore. E del resto, questo, è un obiettivo chiaro da una quindicina d’anni. La Cina, almeno dal 2006, ha intenzione di fare della spesa dei consumatori interni la quota maggiore dell’attività economica, riducendo la dipendenza dalle esportazioni e dalla costruzione di infrastrutture.
Una vittoria indimenticabile
Il 3 settembre ricorre il 75° anniversario della vittoria della Guerra di resistenza del popolo cinese contro l’aggressione giapponese e della Seconda guerra mondiale. Durante la cerimonia sono stati premiati gli eroi della prima linea contro il coronavirus, dallo pneumologo Zhong Nanshan, il primo a riconoscere la pericolosità del virus, alla scienziata militare Chen Wei, che lavora giorno e notte al vaccino. Come hanno sottolineato giornali e tv di Stato, la vittoria più grande sono stati il Partito comunista e Xi Jinping, che nell’affrontare l’emergenza hanno mostrato la superiorità del modello socialista di fronte alle grandi sfide della storia.

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