Cultura

Le colline italiane del Prosecco sono patrimonio Unesco: è arrivato l’annuncio

Le colline italiane del prosecco da oggi sono Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Lo ha decretato il World Heritage Commettee composto da rappresentanze di 21 Stati che hanno il compito di valutare le candidature. L’attesa decisione arriva dopo la bocciatura dell’anno scorso, quando l’iscrizione saltò per due voti portando al rinvio. La candidatura, proposta sin dal 2010 e sostenuta nel 2017 dall’allora ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina, ha visto sollevarsi il fronte del ‘no’ da parte di alcune associazione ambientaliste (tra cui Wwf, Legambiente, Pesticides Action Network, Marcia Stop pesticidi, Colli Puri) preoccupate degli effetti della viticoltura intensiva e dell’uso dei pesticidi che caratterizzano la produzione delle colline del Trevigiano.

Si festeggia invece tra i paesaggi vitivinicoli dell’area che produce lo spumante. Nella mappa dell’origine controllata, in realtà, ci sono anche le province di Veneto e Friuli, compreso il paese di Prosecco (in provincia di Trieste).

Da queste terre proviene lo spumante con oltre 140 anni di storia alle spalle che, oltre ad avere conquistato i mercati esteri, al Veneto regala questi 30 chilometri di colline coperte di vigneti a perdita d’occhio, ora riconosciuti – come già le Dolomiti e la laguna di Venezia – patrimonio dell’Umanità. Ma sulle colline venete la mano dell’uomo sembra essere stata una benedizione, almeno finora. Nella descrizione ufficiale dell’Unesco, si legge che “la zona include una serie di catene collinari, che corrono da est a ovest, e che si susseguono l’una dopo l’altra dalle pianure fino alle Prealpi, equidistanti dalle Dolomiti e dall’Adriatico, il che ha un effetto positivo sul clima e sulla campagna”.

Se Conegliano ospita molti istituti legati al vino, Valdobbiadene è invece il cuore produttivo dell’area vinicola. I ripidi pendii delle colline rendono difficile meccanizzare il lavoro e di conseguenza la gestione delle vigne è sempre stata nelle mani di piccoli produttori. È grazie a questo grande, pacifico esercito di lavoratori e grazie all’amore per la loro terra che è stato possibile preservare queste bellissime colline e creare un forte legame tra l’uomo e la campagna.

Il blasone Unesco consacra la particolare conformazione geomorfologica delle nostre colline e il ricamo di coltivazioni vitate, di ciglioni erbosi e terrazzamenti che oggi rappresentano una vera ricchezza, non solo paesaggistica. Delle 464 milioni di bottiglie Doc vendute lo scorso anno, prodotte su oltre 24mila ettari di vigneti tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, circa 2 su 3 sono state vendute all’estero dove la Gran Bretagna – fa notare la Coldiretti che ha organizzato un maxi brindisi nel ‘Villaggio contadino’ al Castello Sforzesco di Milano – è di gran lunga il Paese che ne consuma di più.

Le colline del prosecco con i loro vigneti non sono le uniche ad avere ottenuto il riconoscimento dell’Unesco. In Piemonte i paesaggi di LangheRoero e Monferrato sono diventati patrimonio dell’Umanità nel 2014. Ora a stappare la bottiglia è il Veneto, incassando il successo.

 

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