
Dieci persone di origine tunisina sono finite al centro di un’operazione della Polizia di Stato contro un presunto sistema organizzato di immigrazione clandestina tra Tunisia e Italia. Le misure cautelari sono state eseguite, nella mattinata di oggi 9 giugno, dagli agenti del Servizio Centrale Operativo e dalla Squadra Mobile di Genova, su disposizione del gip del Tribunale ligure e su richiesta della Procura, Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo.
Per sei indagati è stata disposta la custodia cautelare in carcere, mentre altri tre dovranno rispettare l’obbligo di dimora nel Comune di Genova e uno nel Comune di Trapani. Secondo l’accusa, sei persone avrebbero fatto parte di un’associazione per delinquere finalizzata ad agevolare l’ingresso illegale in Italia di cittadini tunisini. Le contestazioni sono ancora nella fase delle indagini preliminari.

Migranti dalla Tunisia, l’inchiesta della Polizia
Il gruppo, secondo gli investigatori, avrebbe gestito ogni fase dei viaggi: dalla scelta dei migranti alla ricerca delle imbarcazioni, fino all’individuazione dei conducenti. L’organizzazione avrebbe curato anche il trasferimento dei cittadini tunisini verso la costa, la sistemazione in immobili in attesa della partenza e la scelta del momento ritenuto più favorevole in base alle condizioni meteo marine.
Per ogni viaggio verso l’Italia, i presunti organizzatori avrebbero chiesto somme in dinari tunisini equivalenti a circa 2.500-3.000 euro a persona. Le indagini avrebbero accertato quattro episodi tra marzo 2024 e febbraio 2025, con oltre 120 cittadini tunisini fatti partire verso le coste italiane e poi sbarcati a Pantelleria. Prima della traversata, i migranti sarebbero stati radunati in luoghi di raccolta in Tunisia.
Secondo quanto ricostruito, in attesa della partenza ai migranti sarebbe stato impedito di uscire e sarebbero stati sottratti i telefoni cellulari, così da evitare la localizzazione da parte delle autorità. Le condizioni di viaggio sarebbero state estremamente rischiose. In una traversata, a causa della fuoriuscita di carburante da alcune taniche a bordo, sette migranti, tra cui una dodicenne, hanno riportato ustioni e sono stati curati all’arrivo.
L’indagine è partita dopo lo sbarco del 15 marzo 2024, quando 25 migranti furono intercettati su un gommone al largo di Pantelleria. Le dichiarazioni rese da uno di loro alla Squadra Mobile di Trapani avrebbero fornito elementi utili sugli organizzatori. La competenza è stata radicata a Genova perché lì, secondo l’accusa, sarebbero state svolte attività di finanziamento, preparazione dei mezzi e istruzioni operative.
Nel fascicolo compare anche l’ipotesi di abusiva prestazione di servizi di pagamento a carico di un indagato, per il quale vale la presunzione di non colpevolezza. L’uomo avrebbe offerto un servizio stabile di raccolta, cambio e trasferimento di denaro in Italia e all’estero, attraverso transazioni non tracciabili e il sistema denominato “hawala”. Per tutti gli indagati resta valido il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.